Ero sul mio balcone, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. Di fronte, nell’appartamento di Gino, il mio vicino italiano doc, si stava accendendo un barbecue. La luce tamisée filtrava dalle finestre aperte, e ho visto arrivare Mario, quel maturo alto e Jacques, no, Luca, il più giovane, timido ma con occhi da lupo. Gino li aveva invitati, e io… beh, lo sapevo già tutto. Avevamo pianificato io e Gino, un gioco perverso. Dovevo sedurli uno alla volta, farli venire senza che se ne accorgessero gli altri. L’adrenalina mi bagnava già le mutandine.

Ho aspettato un po’, sentendo il rumore di una macchina passare in strada, lenta, come se anche il guidatore spiasse. Ho indossato quella robe leggera, senza reggiseno, il mio perizoma minuscolo che si intravedeva con la luce. Sono arrivata dopo, fingendo di essere la vecchia amica di Gino. I loro occhi si sono spalancati. ‘Ciao bellezza!’, dice Gino, baciandomi sulle guance. Mario e Luca mi squadrano, la lingua quasi fuori. Incrocio le gambe, lascio intravedere le cosce, il tessuto del perizoma. Sento i loro cazzi indurirsi da lontano. Luca arrossisce, beve un sorso di birra per nascondere. Mario mi fissa le tette che ballano libere.

Sguardi Rubati e Tensione che Sale

Parliamo, ridiamo. Gino racconta balle: ‘Ci conosciamo da scuola, Lilou… ehm, Alessandra, il mio sole italiano.’ Io aggiungo: ‘Ci siamo persi, ma ci consolavamo lo stesso…’ Stan, il mio uomo, finge il collega, ma ride sotto i baffi. La tensione sale, proibita perché siamo vicini di casa, un palazzo intero che potrebbe spiarci. Ogni sbirciata dal balcone di fianco, ogni tenda che si muove lievemente, mi fa fremere.

Poi Gino manda Luca in cucina: ‘Controlla le verdure nel forno, dai.’ Io lo seguo dopo un minuto. Lo trovo lì, solo. ‘È pronto?’, chiedo innocente. Lui balbetta: ‘Quasi… cinque minuti.’ Lo guardo negli occhi, poi in basso, il suo cazzo teso nei pantaloni. ‘Duro come quello?’, dico diretta. Si blocca. Mi inginocchio, tiro fuori quel bel uccello venoso. ‘Così è meglio, no?’ Inizio a leccarlo piano, la lingua sul frenulo, sul glande. Gemo piano, succhio forte, metà cazzo in bocca. Lui ansima: ‘Cazzo, Alessandra… fermati!’ Ma spingo, pompo, e schizza in bocca, sperma denso, acido, lo ingoio tutto. Spengo il forno: ‘Toglilo tu.’ Esco con le labbra gonfie, lui stordito.

Il Fuoco Esplode: Sesso Crudo e il Brivido dell’Interdetto

Cena, ridiamo. Luca evita i miei occhi. Poi Gino ci manda al capanno in fondo al giardino: ‘Andate a vedere, è figo.’ Con Mario, dietro il muro, al riparo ma esposti. ‘Sei single?’, chiede lui. ‘Sì, e scopo con chi mi pare.’ Tiro su la gonna: ‘Guarda il mio perizoma nero.’ Ha una tasca con un preservativo. Lo prende, lo slaccia veloce, il suo cazzo grosso balza fuori. Me lo infila, mi solleva una gamba, sposta il perizoma e mi scopa duro contro il legno. ‘Ah sì, fottimi!’, gemo, sentendo una tenda muoversi di fianco, una macchina passare. Il cuore batte: e se ci vedono? Lui pompa, grugnisce, riempie la gomma. Io vengo tremando, la figa contratta.

Torniamo, dessert con panna. Li guardo, loro strani. Dopo, quando io e il mio uomo ce ne andiamo, loro confessano tutto a Gino: ‘Mi ha succhiato!’, ‘L’ho scopata!’. Litigano, non ci credono a vicenda. Rido dentro. Ora, ogni volta che vedo Luca o Mario in cortile, o le loro luci accese, mi bagna un brivido. Il palazzo è lo stesso, ma ora so i loro cazzi, i loro gemiti segreti. Un’occhiata dal balcone, e rivivo tutto. Che vicinato delizioso.

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