Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che mi pizzicava il naso nella notte fredda di Capodanno. Di fronte, appartamento dei vicini, luce tamisée, rideau che ondeggiava piano. Marco e Laura, loro due, ballavano lenti dopo la cena. Lei in gonna rossa, lui la stringeva per i fianchi, la faceva strusciare contro il suo pacco. Io… non riuscivo a staccare gli occhi. Il cuore mi batteva forte, la figa già bagnata solo a guardarli.
Poi, Paolo, il mio vicino di piano, mi ha sorpresa. ‘Sofia, che fai qui al buio?’ ha sussurrato, venendo vicino. Alto, muscoloso, con quel sorriso da porco. ‘Guarda là,’ gli ho detto piano, indicando. Lui ha sbirciato, ha fischiato basso. ‘Cazzo, si stanno accendendo.’ Le mani di Marco sotto la blusa di lei, lei che gli palpava il cazzo da sopra i pantaloni. Paolo si è avvicinato di più, il suo fiato sul mio collo. ‘Ti eccita, eh?’ La sua mano ha sfiorato la mia coscia. Io ho annuito, fremente. ‘E se ci vedono?’ Ma l’idea mi faceva impazzire.
Sguardi indiscreti e desiderio che sale
Abbiamo aspettato, spiandoli. Loro si sono baciati, lei gli ha slacciato la cintura. Paolo non resisteva più. ‘Vieni da me,’ mi ha detto, tirandomi nel suo appartamento aperto sul balcone. Musica blues bassa, per non svegliare il palazzo. Ci siamo messi a ballare come loro, io di schiena contro il suo cazzo già duro. ‘Senti come sei bagnata,’ mi ha mormorato, mano sotto la gonna. Il rumore di una macchina in strada, ci siamo fermati un secondo, eccitati dalla paura.
Non ce l’abbiamo fatta a resistere. Mi ha girata, mi ha baciato il collo, mordicchiando. ‘Togliti la blusa,’ ha ordinato. Io obbedivo, tette fuori, capezzoli duri. Lui le ha succhiate forte, gemendo. ‘Cazzo, Sofia, sei una troia voyeur.’ Io gli ho slacciato i jeans, il suo cazzo grosso saltato fuori, cappella viola gonfia. L’ho preso in mano, pompato piano. ‘Fammi vedere se ci guardano,’ ho detto, eccitata dall’idea che Marco e Laura spiassero noi.
Il sesso crudo sul balcone
Mi ha spinta contro la ringhiera del balcone, gonna alzata, mutande giù. ‘Apri le cosce,’ ha ringhiato. La sua lingua sulla fica, leccava il clitoride, succhiava i labbroni bagnati. Io gemevo piano, ‘Shh, i vicini…’ ma spingevo i fianchi. Una luce si è accesa due piani sopra, cuore in gola, ma lui non si fermava, due dita dentro, mi scopava la figa fradicia. ‘Vieni, troia, bagna la mia bocca.’ Sono esplosa, orgasmo violento, gambe tremanti.
Mi ha alzata, cazzo puntato. ‘Dimmi che lo vuoi.’ ‘Scopami, Paolo, forte!’ È entrato di colpo, il suo cazzo spesso mi riempiva, palle che sbattevano. Io aggrappata a lui, tette che rimbalzavano. ‘Più veloce, cazzo!’ Ogni spinta un brivido, il rideau di fronte si muoveva ancora, loro ci stavano guardando? L’idea mi faceva stringere la fica intorno a lui. ‘Sto per venire,’ ha grugnito. ‘Dentro, riempimi!’ Ha scaricato, sperma caldo che colava. Io venivo di nuovo, urlando piano.
Siamo crollati sul divano, sudati, ansimanti. Fuori, la macchina è passata di nuovo, luci spente. ‘Cazzo, che notte,’ ha detto lui ridendo. Io sorridevo, la figa dolorante e soddisfatta. Ora ogni finestra del palazzo nasconde un segreto. I vicini non sono più solo gente noiosa. Ogni balcone, un invito proibito. Non vedo l’ora di spiare ancora… e di farmi scopare.