Ero sul balcone, sorseggiavo il caffè, l’aria tiepida di Roma mi accarezzava la pelle. Era tardi, le luci della strada tremolavano debolmente, un’auto è passata lenta, rombando piano. L’appartamento di fronte, quello di Luca, il mio vicino single, aveva la finestra socchiusa. Il rideau si muoveva appena, una brezza leggera. Ho guardato dentro, curiosa come sempre. Lui era lì, con una tipa mora, nuda sul divano. Lei gli stava addosso, le tette sode che rimbalzavano mentre lo cavalcava piano. Luca gemeva basso, le mani sui fianchi di lei, spingendola giù sulla sua cazzo dura. Cazzo, che spettacolo. Il cuore mi batteva forte, sentivo la figa bagnarsi già.
Mi sono avvicinata alla ringhiera, fingendo di fumare una sigaretta. Luca ha alzato gli occhi, mi ha vista. I nostri sguardi si sono incatenati. Lui non ha smesso, anzi, ha sorriso malizioso, ha afferrato le chiappe della mora e l’ha fatta rimbalzare più forte. ‘Puttana’, ho pensato, ma ero io quella eccitata da morire. La luce tamisée del suo salotto illuminava i loro corpi sudati, lei gridava piano ‘Sì, Luca, scopami!’. Io mi sono morsa il labbro, la mano scivolata sotto la gonna leggera, ho iniziato a sfregare il clitoride. Lui annuiva, come se sapesse, pompava più forte guardandomi. Un brivido, e se qualcun altro vedeva? La signora del piano di sotto con il cane? L’odore del caffè si mescolava al mio sudore, l’umidità tra le cosce.
Lo Sguardo che Accende Tutto
Non ce la facevo più. Ho lasciato cadere la sigaretta, mi sono sporta. ‘Vieni qui’, ho mimato con la bocca. Lui ha spinto via la mora con un ultimo affondo, ‘Vai a dormire, ci vediamo dopo’, le ha detto. Pochi secondi, ed eccolo sul balcone di fronte, solo in boxer, la sua erezione che premeva evidente. ‘Ti piace guardare, eh troia?’, ha sussurrato forte, la voce rauca. Ho riso nervosa, ‘E a te piace far vedere’. Si è abbassato i boxer, la sua cazzo grossa balzava fuori, venosa, cappella rossa. ‘Toccati per me’, ha ordinato. Io ho obbedito, skirt alzata, mutandine abbassate, dita dentro la figa fradicia. Gocce colavano, facevo schiocchi umidi. Lui si segava piano, gemendo ‘Cazzo, sei una porca’. Un rumore dalla strada, passi, abbiamo congelato, cuori in gola. Ma niente, solo il vento.
La Scopata Selvaggia e il Brivido dell’Interdetto
‘Non basta’, ho detto. ‘Vieni da me’. Lui è sparito, bussare alla porta. Apro nuda, lo tiro dentro. Porte sul balcone aperte, aria fresca. Mi sbatte contro il muro, bocca sulla mia, lingua dentro violenta. ‘Ti volevo da mesi’, ringhia, mano tra le gambe, dita che mi fottono duro. ‘Sei bagnata come una zoccola’. Io gemo, ‘Scopami ora, Luca, fammi urlare’. Mi gira, mani sulla ringhiera, cazzo che entra di colpo nella figa, pieno, fino in fondo. ‘Ahhh sììì!’, grido, lui pompa selvaggio, palle che sbattono sul mio culo. Sudore cola, corpi che sbattono, ‘Più forte, cazzo!’. Paura costante, finestre illuminate intorno, un’ombra passa? Lui mi tappa la bocca, ‘Zitta o ci sentono tutti’. Ma io spingo indietro, figa che lo stringe, orgasmo che sale. Mi infila due dita nel culo mentre mi scopa, ‘Prendilo tutto, puttana del vicinato’. Esplodo, squirto sul pavimento, lui grugnisce e mi riempie di sborra calda, spruzzi dentro, che colano giù.
Ci accasciamo ansimanti, abbracciati contro la ringhiera. La mora di Luca urla qualcosa dal suo appartamento, gelosa? Lui ride piano, ‘Ora sa che ti scopo io’. Chiudo la porta, lo mando via con un bacio. Torno dentro, gambe tremanti, figa dolorante e appagata. Da stasera, ogni finestra è un segreto. Il palazzo non è più lo stesso: ogni vicino nasconde voglie come le mie. L’adrénaline mi fa fremere ancora. Chissà domani…