Era una sera d’estate romana, umida e appiccicosa. Io sul balcone, vestitino leggero che mi si incollava alla pelle sudata, tazza di caffè in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, mescolato al profumo di gelsomino dal cortile. Le luci della strada tremolavano, una macchina passa lenta, rombando piano. Di fronte, nell’appartamento dirimpetto, la tenda si muove appena. Eccolo lì, Marco, il vicino single, quello con gli occhi da lupo. Lo vedo attraverso il vetro appannato, sta cenando solo, ma i suoi movimenti… cazzo, l’eccitazione mi prende subito.
Mi sporgo un po’, fingendo di sistemare i vasi. Lui alza lo sguardo, i nostri occhi si incatenano. Sorrido, maliziosa. Lui non distoglie lo sguardo, continua a fissarmi mentre si alza. La luce fioca della lampada illumina il suo petto nudo, muscoli tesi. Sento il cuore battermi forte, l’aria si fa elettrica. ‘Ti vedo, stronzo’, penso, e alzo piano l’orlo del vestitino, lasciando intravedere le cosce. Lui si blocca, la forchetta gli cade di mano. Un brivido mi corre giù per la schiena, la figa già bagnata dall’idea che mi stia guardando.
Lo Sguardo Proibito dal Balcone
Passano minuti eterni. Io mi tocco piano il seno, pizzicando un capezzolo attraverso il tessuto sottile. Lui si avvicina alla finestra, spegne la luce principale, resta solo con quella del comodino. Ora lo vedo meglio: pantaloni abbassati, cazzo in mano, grosso e duro, lo sta segando piano. ‘Cazzo, sì’, gemo piano, le gambe che tremano. Una tenda del palazzo accanto fruscia, forse un altro vicino, ma non mi fermo. Mi giro, gli mostro il culo sodo, tiro su il vestito fino alla vita, mutandine da parte. Mi infilo due dita nella fica fradicia, gemendo forte apposta. Lui accelera, il suo fiato appanna il vetro.
Non resisto più. ‘Vieni qui’, gli mando un messaggio veloce, numero preso da un volantino del condominio. Lui risponde subito: ‘Sto arrivando’. Il campanello suona dopo due minuti, apro nuda, lo tiro dentro. ‘Ti guardo da settimane, troia’, ringhia, premendomi contro il muro del corridoio. Le sue mani ruvide mi strizzano le tette, la bocca divora la mia. Odore di sudore maschile, caffè sulle sue labbra. Lo spingo verso la finestra aperta sul balcone, ‘Fottimi qui, fammi urlare’. Lui mi alza una gamba, il cazzo spessa contro la mia entrata bagnata. ‘Sei una zoccola da vicino’, dice, e mi sbatte dentro con un colpo secco. ‘Ahhh, sììì!’, grido, le unghie nella sua schiena.
Sesso Selvaggio con il Rischio di Essere Scoperti
Mi scopa forte, il suo bacino che sbatte contro il mio clito, ogni affondo mi fa vedere le stelle. ‘Più forte, cazzo, fammi venire!’, lo incito, mentre guardo fuori: luci accese di là, ombre che si muovono. Paura e goduria pura, un’auto frena in strada, clacson lontano. Lui mi gira, mi piega sul davanzale, mi lecca il culo prima di riinfilarlo tutto. ‘La tua fica è strettissima, ti riempio’, ansima, palpandomi il culo. Io mi tocco il clitoride gonfio, vengo urlando, spasmi che mi scuotono. Lui esplode dopo, sborra calda dentro di me, gemendo il mio nome.
Ci accasciamo sul pavimento, sudati, ansimanti. ‘Non dirlo a nessuno’, sussurra lui, baciandomi il collo. Annuisco, un sorriso complice. Chiudo la finestra, ma ora ogni luce accesa nel palazzo mi fa fremere. Il vicinato non è più lo stesso: segreti carnali ovunque, e io voglio di più.