Ero sul balcone, con la tazza di caffè in mano, l’odore forte che mi saliva nelle narici. Era tardi, le undici passate, la strada sotto silenziosa tranne per il rombo lontano di una macchina. La luce tamisée dell’appartamento di fronte filtrava attraverso il rideau semi-aperto. L’ho visto subito, Marco, il vicino single, quel figo con i muscoli tesi sotto la maglietta.

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Si stava cambiando, e… cazzo, era mezzo nudo. Il suo cazzo semi-duro oscillava mentre si chinava. Ho sentito un brivido, mi sono morsa il labbro. I nostri balconi sono così vicini, bastano pochi metri. Ha alzato lo sguardo, come se sapesse. I nostri occhi si sono incatenati. Ha sorriso, malizioso, e non ha chiuso il rideau. Anzi, l’ha tirato di più.

Lo Sguardo che Accende Tutto

Il cuore mi batteva forte. ‘Sta guardando me?’, pensavo. Ho posato il caffè, la mano tremante. Indossavo solo una canottiera leggera, niente sotto. Il vento fresco mi accarezzava le tette, i capezzoli duri. Lui ha iniziato a toccarsi piano, lo sguardo fisso su di me. ‘Porca puttana’, ho sussurrato. L’adrenalina dell’essere vista, dal vicino, in questo palazzo pieno di ficcanasi…

‘Vieni qui’, ha mimato con la bocca, senza parole. Io? Io ho esitato, ma il buco tra le gambe pulsava già. Un’altra finestra accesa di lato, chissà se qualcuno guardava. Il proibito mi eccitava da morire.

Pochi minuti dopo, bussava alla mia porta. ‘Non ce la facevo più’, ha detto entrando, la voce rauca. Mi ha spinta contro il muro del corridoio, le mani sulle mie tette. ‘Ti guardo da settimane, troia’, ha ringhiato baciandomi il collo. Io gemevo già, ‘Fallo, scopami qui’.

Mi ha girata, la faccia contro la finestra aperta sul balcone. La luce della strada illuminava tutto. ‘Se ci vedono?’, ho ansimato, ma ero fradicia. Ha tirato giù le mutande – no, non ne avevo – e ha infilato due dita nella figa bagnata. ‘Strillerei lo stesso’, ho detto ridendo nervosa.

Il Sesso Selvaggio contro la Finestra

Il suo cazzo era enorme, duro come ferro. Me l’ha ficcato dentro di colpo, fino in fondo. ‘Ahhh! Cazzo, sì!’, ho urlato. Pompa forte, i suoi fianchi che sbattevano contro il mio culo. Le tette schiacciate sul vetro freddo, il rideau che sbatteva con il vento. Sentivo i rumori della notte: un cane che abbaiava, passi in lontananza. ‘Qualcuno ci sta guardando’, ha detto lui accelerando, la mano sulla bocca per zittirmi un po’.

Ma io volevo urlare. ‘Scopami più forte, fammi venire!’, lo imploravo. Mi ha preso i capelli, tirandoli indietro, mentre mi martellava. La figa gli stringeva il cazzo, succhiandolo. ‘Vengo, porca!’, ha grugnito, e ho sentito il suo sperma caldo schizzare dentro, uno, due, tre getti. Io esplodevo con lui, le gambe che tremavano, il clitoride che pulsava.

Ci siamo accasciati sul pavimento, sudati, ansimanti. Fuori, la macchina è passata di nuovo, fari che sfioravano la finestra. ‘Cazzo, che figa’, ha detto ridendo, accarezzandomi il culo.

Ora è passato qualche giorno. Lo vedo sul balcone, e sorridiamo complici. Il palazzo è lo stesso, ma ora ogni finestra nasconde segreti. Ogni vicino potrebbe essere un amante, un voyeur. L’aria è elettrica, piena di possibilità proibite. Non vedo l’ora della prossima occhiata.

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