Era novembre, un freddo cane qui a Roma. Stavo sul balcone con una tazza di caffè bollente in mano, il vapore che saliva piano nell’aria gelida. L’odore forte mi avvolgeva, mentre una macchina passava lenta in strada, fari che illuminavano i palazzi. Di fronte, nell’appartamento dei vicini, si accese una luce tamisée. Luca e Matteo, i due fratelli single del piano di sopra, rientravano da una festa. Li vidi ridere, barcollare un po’. Il rideau si mosse appena, e sbirciai dentro. Si stavano spogliando, magliette buttate via, corpi sudati. Luca aveva un’erezione evidente nei boxer, Matteo lo prese in giro. Il cuore mi batteva forte. Amavo quel brivido, osservare l’intimità altrui. Sapevo che potevano vedermi, ma non mi mossi. Anzi, mi appoggiai al parapetto, lasciando che la camicia da notte si aprisse un po’ sul seno.
Mi fecero un cenno, sorrisi maliziosi. ‘Ehi, Sofia, vieni su a finire la serata?’ gridò Luca dalla finestra aperta. Ero eccitata, l’adrenalina dell’interdetto. ‘No, venite voi qua, ho il caffè caldo.’ Scapparono su, bussarono piano. Entrarono ridendo, occhi lucidi di alcol. ‘Un letto solo, eh?’ disse Matteo, notando il mio monolocale. Ci buttammo sul letto, vestiti ancora, ma l’aria era elettrica. Ci guardammo, sorrisi goffi. ‘Siamo ubriachi, dormiamo e basta,’ balbettai, ma nessuno ci credeva. Luca mi sfiorò il viso, mi baciò piano. ‘Sofia, sei stupenda.’ Matteo mi prese la mano, la posò sulla sua coscia. Sentivo i loro cazzi duri contro di me. Il proibito del vicinato ci bruciava dentro.
Lo sguardo dal balcone e la tentazione
Luca mi tolse la camicia, i miei capezzoli turgidi all’aria. ‘Cazzo, che tette,’ mormorò Matteo, succhiandone uno. Io gemi piano, le gambe che si aprivano da sole. Li spogliai veloci, i loro cazzi grossi saltarono fuori, venosi e pulsanti. ‘Voglio leccarvi,’ dissi, la voce tremante. Mi misi in mezzo, bocca su quello di Luca, mano che segava Matteo. L’appartamento era silenzioso, solo i nostri ansiti e il rumore lontano di un’auto. Paura che un altro vicino sentisse, ma quello mi eccitava di più. Luca mi spinse giù, mi aprì le cosce. ‘Sei fradicia, troia.’ La sua lingua sul clito, vortici bagnati. Matteo mi tappò la bocca col cazzo, ‘Succhia forte.’ Godevo, il corpo in fiamme.
La scopata intensa tra paura e goduria
Non ressero. Luca mi girò a pecorina, ‘Ti sfondo la figa.’ Entrò di colpo, colpi secchi, palle che sbattevano sul mio culo. ‘Ah sì, scopami!’ urlai piano, mordendomi il labbro. Matteo davanti, me lo ficcò in bocca, scopandomi la gola. ‘Guarda come ti piace, puttana del palazzo.’ Sentivo Luca accelerare, ‘Sto per venire,’ grugnì, tirandosi fuori e schizzandomi il culo di sborra calda. Matteo prese il posto, mi ribaltò sul dorso. ‘Ora tocca a me.’ Il suo cazzo spesso mi dilatava, entrava e usciva viscido. Gli graffiai la schiena, ‘Più forte, fammi venire!’ Mi strofinò il clito con le dita, orgasmo violento, squirtai sul letto. Lui esplose dentro, sborra che colava fuori.
Ci crollammo ansimanti, sudati. Luca mi leccò la figa piena, pulendomi. ‘Da matti,’ rise Matteo. Dopo, caffè sul balcone all’alba, nudi sotto le coperte. Ci salutammo con baci, ‘Il nostro segreto.’ Ora ogni volta che li vedo in cortile, mi bagna. Il condominio non è più lo stesso: ogni finestra nasconde un peccato, e io lo cerco.