Mi chiamo Sofia, ho 28 anni, vivo in un appartamento a Milano, terzo piano, con balcone che dà sul cortile interno. Di fronte, al quarto, c’è Carlo, sui 55, tipo consulente figo, sempre in giacca, capelli grigi, sposato con una che litiga spesso. Lo spio da mesi dalla finestra della mia cucina. La tenda sua si muove piano, quel fruscio leggero mi fa bagnare. L’altro ieri sera, luce fioca nel suo salotto, lui solo con un bicchiere di vino rosso. Io sul balcone, vestitino corto, niente sotto, fingo di fumare. Sento una macchina passare in strada, rombo basso, e alzo gli occhi: lui è lì, alla finestra, fissa me. Cuore che batte forte. Sorrido, alzo il bicchiere di caffè, odore forte che sale. Lui ricambia, mano che sfiora il vetro. Emetto un sospiro, cazzo, l’aria è calda, umida.

Ieri, tensione alle stelle. Esco sul balcone per stendere i panni, mutandine di pizzo che spuntano dai jeans. Lo vedo di nuovo, camicia aperta sul petto peloso. I nostri sguardi si incatenano, vicini, solo 5 metri di vuoto. ‘Buonasera Sofia’, grida piano, voce rauca. ‘Carlo… fa caldo eh?’, rispondo, leccandomi le labbra. Lui ride, si appoggia alla ringhiera, pantaloni stretti sul pacco gonfio. ‘Vieni a bere qualcosa? Mia moglie è via per il weekend.’ Tremo, l’adrenalina mi punge la pelle. L’interdetto del vicinato, i vicini che potrebbero spiare dalle finestre buie. ‘Ok, arrivo’, dico, e scendo le scale di corsa, cuore in gola.

Lo sguardo che brucia attraverso la finestra

Entro da lui, porta che si chiude piano, click secco. Odore di vino e colonia. Mi versa un calice, mani che sfiorano le mie. ‘Ti guardo da tempo, sai?’, mormora, occhi famelici. Lo spingo contro il muro, ‘Anch’io, Carlo. Voglio il tuo cazzo da settimane.’ Lo bacio duro, lingua dentro, lui geme, mani sul mio culo. Lo spoglio veloce, camicia a terra, pantaloni giù: cazzo grosso, venoso, duro come ferro. ‘Cazzo, è enorme’, ansimo, inginocchiandomi. Lo prendo in bocca, succhio piano, saliva che cola, lui ansima ‘Brava troietta del piano di sotto’. Lo lecco le palle, lo infilo in gola, gorgoglio. Lui mi tira su, strappa il mio top, tette libere, capezzoli duri. Mi piega sul tavolo, balcone aperto, luce accesa. ‘Scopami, dai!’, urlo piano. Sento rumori dal cortile, passi? Qualcuno ci vede? Il brivido mi fa pisciare eccitazione.

L’esplosione di piacere e il rischio di occhi indiscreti

Mi infila due dita in fica, bagnata fradicia, ‘Sei una fontana, puttana’. Mi sbatte dentro, cazzo che spacca, entra tutto, pancia piena. ‘Più forte, Carlo, fammi urlare!’ Pompa selvaggio, pacche sul culo, ‘Ti sfondo la fica giovane’. Io mi contorco, unghie nella sua schiena, ‘Lecca il mio culo!’. Gli spingo la faccia lì, lingua che gira sull’ano, sporca, perfetta. Poi mi gira, a pecorina contro la vetrata, fica esposta al cortile. ‘E se ci vedono?’, ansima lui, ma spinge di più. Io vengo, schizzi sulla sua pancia, ‘Sììì, cazzo!’. Lui mi riempie, sborra calda dentro, gemiti che echeggiano. Collassiamo sul divano, sudati, corpi appiccicati.

Dopo, caffè sul balcone, nudi sotto una coperta. ‘Non dirlo a nessuno’, sussurra, baciandomi il collo. Annuisco, ma ora vedo la palazzina diversa: ogni finestra un segreto, ogni tenda un invito. Il cortile non è più noioso, pulsa di desideri nascosti. Torno a casa, gambe molli, fica che gocciola ancora la sua sborra. Domani lo spierò di nuovo, e chissà…

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