Era una sera d’estate umida qui a Roma, nel mio appartamento al terzo piano. Balcone minuscolo, vista sulla corte buia. Tazza di caffè bollente in mano, aroma forte mi riempie il naso, vapore sale piano. Una macchina passa in strada, rombo basso rompe il silenzio. Mi appoggio alla ringhiera, vestaglia di seta leggera aperta sul davanti, niente sotto. Caldo appiccicoso sulla pelle.

L’appartamento di fronte, Luca. Lo conosco di vista, alto, spalle larghe, sempre con quel ghigno. Sua moglie Elena è via per lavoro, l’ho sentita urlare al telefono ieri. Luce tamisée nella sua stanza, rideau si muove appena, come se spiasse. Mi vede, resto ferma. Occhi si incatenano attraverso i metri di vuoto. Lui sorride, mano scivola sul petto nudo, solo pantaloncini larghi. Io arrossisco, ma non chiudo la vestaglia. Seni nudi, capezzoli duri per l’aria fresca. Lui fissa lì, pacco si gonfia. Cuore mi martella. Prossimità proibita, vicinato stretto, se qualcuno guarda… Ma fica già pulsa, bagnata.

Lo Sguardo Voyeur Dalla Finestra

‘Sta stronza mi sta provocando’, penso lui. Io mi tocco piano il ventre, dita scendono. Lui annuisce, rideau si spalanca di più. Tensione sale, interdit del palazzo, finestre aperte ovunque. Un cane abbaia lontano, copre i nostri respiri pesanti. Non resisto, infilo mano tra gambe, dita bagnate dalla mia eccitazione. Lui si tocca il cazzo attraverso il tessuto, duro evidente. Giochi di sguardi, adrenalina mi fa tremare.

Citofono suona di colpo. ‘Alessandra? Luca, dal 3B. Apri, cazzo, devo parlarti.’ Voce roca, eccitata. Cuore in gola, apro. Entra sudato, odore maschio forte, mi spinge contro muro. ‘Ti ho vista, troia, masturbarti per me. Non ce la faccio più.’ Bacio famelico, lingue si intrecciano, mani ovunque. ‘Shh, Elena potrebbe tornare, i vicini sentono tutto.’ Lo tiro in camera, finestra aperta su corte, luce luna filtra.

Il Sesso Esplosivo con Paura di Essere Scoperti

Lo spingo sul letto, gli calo pantaloncini. Cazzo enorme salta fuori, vene gonfie, cappella rossa lucida di pre-eiaculazione. ‘Cazzo, quanto è grosso’, gemo. Lo prendo in bocca, succhio forte, saliva cola, gusto salato. Lui geme, ‘Sì, pompa così, fica mia.’ Mi alza gonna, no, vestaglia vola via. Sono nuda, lui mi divarica cosce, lingua su fica rasata. ‘Sei fradicia, puttana.’ Lecca clitoride, dita dentro, due, tre, mi scopa con mano. Urlo piano, ‘Piano, cazzo, la signora Rossi al piano sotto!’ Paura eccita di più, rischio di urla, luci accese.

Mi gira a pecorina contro finestra, culo in aria. ‘Guarda, potremmo essere visti.’ Spinge cazzo dentro, fica si apre, piena al limite. ‘Ahhh, sì, scopami forte!’ Pompa duro, palle sbattono, succhi bagnati echeggiano. Sudore cola, odore sesso invade stanza. Mano su bocca, ‘Zitta o ti sente tutto il palazzo.’ Io spingo indietro, voglio di più, capezzoli sfregano vetro freddo. Lui accelera, ‘Vengo, cazzo!’ Sborra caldo dentro, riempie, cola giù cosce. Io vengo tremando, contrazioni forti, squirto sul letto.

Crolliamo ansanti, corpi appiccicosi. ‘È stato pazzesco, ma dobbiamo stare attenti.’ Lui si riveste veloce, bacio ultimo. Esce piano, ascensore cigola lontano. Io resto lì, fica gonfia, lenzuola umide. Ora, ogni volta vedo Elena nel cortile, sorrido complice. Luca mi lancia occhiate. Quartiere cambiato, segreti carnali ovunque, voyeur in ognuno. Adrenalina nuova, chissà cosa osserverò domani.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *