Era una di quelle sere d’inverno a Milano, con la neve che ficcava ovunque e il gelo che ti entrava nelle ossa. Io, Sofia, nel mio appartamento al terzo piano, balcone affacciato sulla corte interna. L’odore di caffè forte mi saliva dal fornello, mentre sorseggiavo guardando fuori. Di fronte, l’appartamento di Marco, il vicino single che mi faceva bagnare solo a pensarlo. Alto, muscoloso, con quella barba incolta. Stasera la luce era bassa, tende socchiuse. L’ho visto: si stava cambiando, torso nudo, muscoli tesi sotto la lampada gialla. Il mio cuore ha pompato forte. ‘Cazzo, che corpo’, ho pensato, stringendo la tazza calda.
Un rumore di macchina che slittava giù in cortile. La neve si era ghiacciata, strade una trappola. Io dovevo buttare la spazzatura, ma esitavo. Lui è uscito sul balcone, sigaretta in bocca, vapore dal fiato. I nostri sguardi si sono incrociati. Ha sorriso, malizioso. Io ho arrossito, ma non ho abbassato gli occhi. ‘Buonasera, Sofia’, ha detto piano, voce rauca. ‘Freddo da morire, eh?’. Ho annuito, sentendo un calore tra le cosce. La tensione elettrica, proibita. Vicini da mesi, mai un passo oltre i saluti. Ma stasera, quel gelo… mi ha fatto uscire lo stesso.
Lo sguardo che accende il fuoco nel freddo
Ho messo il cappotto, sceso le scale scivolose. Pam! Piedi che slittano sul ghiaccio del cortile. Cado di culo, dolore alla caviglia. ‘Merda!’. Lui è volato giù, mani forti mi afferrano. ‘Ehi, piano, bella. Ti porto su’. Appoggiata a lui, il suo corpo premuto contro il mio seno. Odore di uomo, colonia e fumo. Nel mio ascensore, stretto, respiri pesanti. ‘Grazie, Marco… non ce la facevo’. Le sue labbra sfiorano le mie. Non l’ho fermato. Bacio bagnato, lingue che si intrecciano. ‘Entra da me’, ho sussurrato, eccitata da morire.
Il sesso crudo con il rischio di occhi indiscreti
Dentro, luci basse, caffè dimenticato. Mi sfila il cappotto, mani sulle tette. ‘Ti guardo da settimane, sai? Dalla finestra’. ‘Anch’io te’, ansimo. Mi massaggia la caviglia, ma sale su, dita tra le cosce. ‘Sei fradicia’. Sì, mutande zuppe. Lo tiro sul divano, gli slaccio i jeans. Cazzo duro, grosso, venoso. ‘Mmm, che bel uccello’. Lo prendo in bocca, succhio forte, saliva che cola. Geme: ‘Cazzo, Sofia, sì…’. Mi sdraio, apro le gambe. ‘Scopami ora, ti prego’. Entra piano, poi spinge violento. ‘Sei strettissima, troia’. Pompa duro, palle che sbattono sul mio culo. Io urlo: ‘Più forte! Fottimi!’. Finestra aperta un filo, tende che si muovono piano col vento. Paura che qualcuno veda: la vecchia del piano di sotto, o i ragazzi del quarto. Ma l’eccitazione esplode. Mi gira, a pecorina contro il vetro. ‘Guarda fuori, magari ci spiiano’. Spingo il culo indietro, clitoride gonfio. Mi infila due dita nel culo mentre mi scopa la figa. ‘Vieni, puttana’. Orgasmio violento, squirto sul pavimento. Lui esplode dentro, sborra calda che mi riempie.
Ci accasciamo, sudati, caffè freddo sul tavolo. Fuori, neve che cade piano, silenzio rotto da una macchina lontana. ‘È stato… incredibile’, sussurra, accarezzandomi. Io sorrido: ‘Il nostro segreto. Ma ora ogni finestra mi eccita’. Da quel giorno, la corte non è più la stessa. Saluti carichi di promesse, sguardi complici. So che mi spia ancora, e io lui. Questo edificio è un nido di desideri proibiti.