Ero sul mio balcone, con una tazza di caffè in mano, l’odore forte che mi saliva nelle narici. Era tardi, tipo le undici di sera, e la luce tamisée dell’appartamento di fronte filtrava attraverso le tende semiaperte. Abito in questo palazzo vecchio a Roma, vicini che si conoscono poco, ma abbastanza per i saluti frettolosi. Lui, Marco, il tipo sulla trentina, atletico, capelli corti, lo vedevo sempre correre. Stasera… qualcosa di diverso. Il rideau si muoveva piano, come se non volessero farsi beccare.

Mi sporgo un po’, il cuore che batte già forte. Lo vedo nudo, in piedi in mezzo alla stanza, la sua ragazza – Fabiana, credo si chiami – che gli passa un rasoio sulle gambe. Gliele épila con cura, ridendo piano. Lui arrossisce, ma il suo cazzo è già mezzo duro, che spunta tra le cosce lisce. ‘Dai, amore, fai la brava ragazza’, le sento sussurrare attraverso il vetro socchiuso. Lei gli infila una culotte di pizzo, stretta, che gli schiaccia le palle. Io… cazzo, mi bagno subito. Le mutande mi si appiccicano alla fica.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

Un’auto passa in strada, rombando piano, e mi ritiro un secondo, ma non resisto. Torno a guardare. Ora gli mettono un reggiseno con palloncini d’acqua dentro, tette finte che rimbalzano. Una robe nera, décolleté profondo. Si gira, si guarda allo specchio, e i nostri sguardi si incrociano. Sì, mi ha vista. Sorride, malizioso, non si copre. Io esito, ma alzo il bicchiere di vino che avevo preso, come un brindisi. Lui si tocca la culotte da sopra, strofinando il cazzo imprigionato.

La tensione sale, proibita. Siamo a due metri, balconi vicini, il vicinato che dorme. Sento il mio clitoride pulsare, mi infilo una mano nelle braghe, sfrego piano. Lui fa lo stesso, tira giù la culotte quel tanto che basta per far uscire la cappella gonfia. ‘Ti piace, Isabella?’, mi fa con le labbra, senza voce ma lo leggo. Annuisco, eccitata da morire.

Non resisto più. ‘Vieni qui’, gli bisbiglio forte, aprendo la porta del balcone. Salta la ringhiera bassa, atterra piano sul mio. Odore di colonia e sudore. Mi bacia subito, rude, la lingua che sa di vino. ‘Mi hai visto tutto’, ansima. ‘E tu mi hai fatto indurire da morire’. Lo spingo contro il muro, tiro giù la robe, gli mordo i capezzoli finti ma sensibili. ‘Voglio il tuo culo da troia’, gli dico all’orecchio. Lui geme, ‘Sì, scopami, Isabella’.

L’Esplosione di Desiderio sul Balcone

Gli abbasso la culotte, il culo liscio esposto alla notte. Sputo sul buco, infilo un dito, poi due. ‘Cazzo, che stretto’, gemo. Lui ansima, ‘Di più, ti prego’. Prendo il lubrificante dal cassetto del balcone – sì, lo tengo lì per notti come queste. Glielo spalmo, poi il mio strap-on, grosso, nero. Lo spingo dentro piano, centimetro per centimetro. ‘Ahi… cazzo, sì!’, urla piano, temendo i vicini. Un’altra auto passa, fari che sfiorano, ci geliamo un secondo, poi rido nervosa, ‘Se ci beccano, è uno scandalo’.

Lo pompo forte, il suo cazzo che sbatte contro la mia pancia, gocciola pre-sborra. ‘Sborra per me, puttanella’, gli ordino, tirandogli le palle. Lui trema, ‘Sto venendo… ahhh!’. Schizzi caldi sul mio ventre, mentre io lo riempio con lo strap, sentendo il suo culo contrarsi. Io vengo dopo, la fica che mi esplode senza toccarmi, adrenalina pura.

Ci accasciamo, ansimanti. Gli rimetto la culotte, gli bacio il collo. ‘Torna da Fabiana, ma ricordati questo’. Lui sorride, salta indietro. Ora, ogni volta che vedo una luce accendersi di fronte, o un’ombra al balcone, penso: chissà quali segreti nascondono questi vicini. Il quartiere non è più lo stesso, è un nido di desideri sporchi. E io? Io bramo il prossimo sguardo.

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