Ero sul balcone, con una tazza di caffè in mano, l’odore forte che mi saliva dal naso. La sera calava piano, luci tamise negli appartamenti intorno. Dall’altra parte del cortile, nella finestra di Luca, il mio vicino single, ho visto muoversi una ombra. Il rideau si è mosso appena, e lui era lì, a torso nudo, sudato dopo la palestra. L’ho fissato, cuore che batteva già forte. Mi ha vista, ha sorriso malizioso, senza staccare gli occhi. Io… non so, mi sono sentita nuda sotto quello sguardo. Ho lasciato cadere la vestaglia un po’, lasciando intravedere le tette. L’adrenalina mi ha preso, quel brivido proibito del vicinato, con le finestre aperte e il rumore di una macchina che passava in strada.
Nei giorni dopo, non facevo altro che pensarlo. Mio marito era via per lavoro, io sola in casa. Ogni sera, lo spiavo: lui si cambiava piano, come se sapesse. Una volta, l’ho visto toccarsi piano attraverso i pantaloni, guardandomi. Le mie mutande si bagnavano all’istante. ‘Cazzo, che voglia’, mi dicevo, dita che tremavano sul telefono. Il quarto giorno, ho ceduto. Gli ho mandato un messaggio: ‘Ehi, tutto bene?’. Risposta immediata: ‘Sì, e tu? Vuoi venire da me? Ti mando l’indirizzo, è qui di fronte’. Mani che sudavano, pancia stretta. Mi sono preparata in fretta, gonna corta, niente reggiseno. Ho attraversato il cortile di corsa, sentendo occhi invisibili sui vicini.
Lo Sguardo Che Ha Acceso Tutto
Ho suonato, lui ha aperto, profumo di colonia forte. Non una parola, mi ha presa per la vita da dietro, mani sulle anche. ‘Sei nervosa, eh?’, sussurra al mio orecchio, labbra sul collo. Caldo che sale, gambe molli. Mi slaccia la camicetta, tette libere, capezzoli duri come sassi. Li pizzica piano, io stringo i denti per non gemere. ‘Ti voglio’, dice, e io mi giro, bocca sulla sua, lingue che si divorano. Sento il suo cazzo duro contro di me attraverso i pantaloni. Mi spinge contro il tavolo della cucina, mi tira su la gonna, mutande giù. ‘Sei fradicia’, ride, dito dentro la figa. Io ansimo, lo prendo in mano, grosso, caldo, vene gonfie. ‘Cazzeggiami con due mani, piano’, ordina. Obbedisco, masturbandolo forte, mentre lui mi infila due dita, pollice sul clitoride.
Il Sesso Selvaggio col Rischio di Essere Scoperti
Mi gira, mi piega sul tavolo. ‘Dimmi che vuoi che ti scopi’. ‘Scopami, ti prego’, gemo. Entra piano, mi riempie tutta, cazzo spesso che pulsa. Va e vieni lenti, mani che mi strizzano il culo. ‘Muoviti così, brava’. Accelera, botte profonde, io urlo piano, bocca aperta. Paura che i vicini sentano, finestre aperte, luce del lampione che entra. ‘E se ci vedono?’, penso, ma mi eccita di più. Mi infila un dito nel culo, lubrificato con saliva. ‘No… sì, piano!’, balbetto. Sensazione nuova, pazzesca, ondate di piacere. ‘Ti piace il culetto, eh?’. ‘Sì, cazzo, continua!’. Mi scopa più forte, figa che schizza, orgasmo che mi spacca, gambe che tremano. Lui non viene, mi tira su, mi porta in camera. Si sdraia, cazzo dritto come un palo. ‘Vieni sopra, cavalca’. Mi siedo, lo ingoio tutto, su e giù selvaggia, tette che rimbalzano. Gemo forte, ‘Sto venendo di nuovo!’, e lui mi riempie di sborra calda dentro.
Dopo, sdraiati sudati, lui mi accarezza. ‘Sei una bomba’. Io annuisco, corpo esausto. Torno a casa di nascosto, cortile buio. Ora, ogni volta che vedo una finestra accesa, penso a lui, a quel segreto. Il condominio non è più lo stesso: pieni di occhi affamati, corpi che fremono. Quel brivido mi manca già.