Abito in questo condominio vecchio a Roma, con balconi che si guardano in faccia. Da mesi spio i miei vicini. Lui, Marco, sui quarantacinque, alto, con quel corpo da operaio, spalle larghe, sempre con la camicia aperta sul petto peloso. Sua moglie, magra e acida, litiga spesso. Io? Single, aperta a tutto, adoro il brivido di essere vista, nuda sul balcone col caffè in mano, tette al vento nella brezza serale.

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L’altro ieri, luce tamisata dalle persiane socchiuse. Odore di caffè forte sul mio balcone, una Fiat che passa lenta in strada, clacson lontano. Lo vedo: Marco solo, pantaloni larghi, fuma guardando di qua. I nostri occhi si incrociano. Ehm… sorrido, lui arrossisce, tira la tenda ma la lascia aperta un filo. Io mi stiracchio, lascio cadere la vestaglia, fica rasata esposta un secondo. Lui fissa, mano che si muove sul pacco. Cuore che batte forte, umida già.

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I giorni dopo, gioco continua. Lui si affaccia di più, io mi tocco piano i capezzoli duri, fingendo di non notare. Una volta, lui con la moglie dentro che urla, esce, guarda me. Io apro le gambe sul divano vicino alla finestra, dita sulla figa bagnata. Ride nervoso, si gratta l’erezione. Prossimità folle, solo vetri e balconi a dividerci. Interdetto totale, ma eccitante da morire. ‘Ti vedo, porco’, penso, e vengo piano, mordendomi il labbro.

Stasera bussa. ‘Scusa, Maria, mi serve zucchero, finisce il mio.’ Entro lui, sudato, occhi famelici. ‘Siediti’, dico, sfiorandogli il braccio. Tensione elettrica. ‘Ti ho vista, sai? Nuda, che ti tocchi.’ ‘E tu? Con quel cazzo duro che ti tira i pantaloni.’ Ci baciamo feroci, lingue che si divorano. Lo spingo sul balcone, persiane aperte quel tanto. ‘Qui? Ci vedono!’ ‘Sì, cazzo, e mi eccita.’

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Gli calo i pantaloni, cazzo grosso, venoso, cappella gonfia. Lo lecco, succhio forte, saliva che cola. Geme: ‘Cazzo, Maria, sei una troia.’ Lo prendo in gola, lui mi afferra i capelli. Poi mi gira, mi abbassa le mutande, fica fradicia esposta alla notte. ‘Scopami, dai.’ Entra di colpo, cazzo che mi riempie, palle che sbattono. ‘Ahhh, sììì!’ Grido piano, paura che la moglie senta, o il vecchio del piano di sotto. Balcone vibra, luce dall’appartamento di fronte accesa, tenda che si muove? Qualcuno guarda?

Mi scopa duro, una mano sul clito, dita che sfregano. ‘Vieni, puttana, stringi il mio cazzo.’ Io godo, spruzzo sul pavimento, gambe che tremano. Lui accelera, ‘Sto venendo!’ Tira fuori, sborra calda sulle chiappe, schizzi che colano. Ansimo, sudati, abbracciati. Rientriamo di soppiatto, lui ride: ‘Mai scopato così, con quel brivido.’

Ora, ogni mattina, caffè sul balcone. Lo vedo, sorride complice. Sua moglie passa, ignara. Il condominio? Non è più lo stesso. Ogni finestra nasconde segreti, ogni sguardo un invito. Questo nostro sporco mistero mi fa bagnare solo a pensarci. Chissà chi osserva noi ora.

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