Abito in un palazzo vecchio a Roma, finestre che si guardano in faccia. L’appartamento di fronte, luce sempre accesa fino tardi. Lui, Marco, nuovo vicino, sui trentacinque, corpo da palestra, muscoli tesi. L’ho notato una sera, caffè in mano sul balcone, odore forte che arrivava fino a me con la brezza. Rideau che si muoveva piano, e lui lì, in boxer, sudato dopo allenamento.
Prima volta che l’ho visto nudo: doccia aperta, finestra senza tende. Acqua che scorreva, schiuma sui pettorali, mano che lavava il cazzo grosso, già mezzo duro. Io, in reggiseno e mutandine, non resistevo. Mi sono avvicinata alla finestra, finta di sistemare i vasi. Lui ha alzato lo sguardo, mi ha beccata. Ha sorriso, malizioso, non ha chiuso la tenda. Ha continuato a strofinarsi, piano, guardandomi. Cuore che batteva forte, macchina che passava in strada, clacson lontano. ‘Cazzo, mi sta provocando’, pensavo.
Sguardi Caldi Attraverso la Finestra
Giorni dopo, stessi sguardi. Io sul balcone in vestitino corto, tette che spuntavano, senza reggiseno. Lui fumava, sigaretta tra dita forti, occhi fissi sulle mie cosce. ‘Buonasera, bellezza’, ha detto una volta, voce profonda. ‘Caldo eh?’, ho risposto, mordendomi labbro. Prossimità che brucia, palazzo pieno di vicini pettegoli. Ascensore condiviso, scale che scricchiolano. Desiderio che saliva, proibito, adrenalina pura. Sapevo che mi voleva, sentivo la fica bagnata solo a pensarlo.
Una sera d’estate, afosa, balcone aperto. Io in topless, shorts minuscoli, sudore che colava tra le tette. Lui è uscito, solo pantaloncini, cazzo che si vedeva gonfio. ‘Non ce la faccio più’, ha sussurrato, saltando la ringhiera bassa che divide i balconi. Mani sulle mie tette subito, pinch duri sui capezzoli. ‘Ti guardo da giorni, troia voyeur’, mi ha detto all’orecchio, mordendomi il lobo. Io gemevo piano, ‘Shh, i vicini…’, ma lo tiravo dentro, cazzo duro contro pancia.
La Scopata Selvaggia sul Balcone
L’ha tirato fuori, grosso, venoso, cappella viola. ‘Succhiamelo’, ha ordinato. In ginocchio sul balcone, luce fioca dalla strada, rischio che qualcuno passi. Bocca piena, saliva che colava, lo leccavo dalle palle alla punta. ‘Brava puttana’, grugniva, mani nei capelli. Mi ha alzata, shorts giù, mutande strappate. Dita nella fica fradicia, ‘Sei una fontana’, rideva. Mi ha piegata contro la ringhiera, cazzo che spingeva piano… poi dentro, tutto, profondo. ‘Ahhh cazzo!’, ho urlato piano, paura e goduria. Pompatura forte, palle che sbattevano sul culo, tette che oscillavano.
‘Più forte, fammi sborrare dentro’, lo imploravo, unghie nella sua schiena. Lui mi teneva i fianchi, ‘Ti riempio la fica, vicina di merda’. Suoni bagnati, fiato corto, odore di sesso e caffè vecchio. Auto che frena in basso, ‘Qualcuno ci vede!’, ma accelerava, bestia. Io venivo, tremando, spruzzi sulla piastrelle. Lui ha esploso, sborra calda che colava giù le cosce, spasmi nel culo.
Dopo, ansimanti, sudati. Si è rivestito veloce, bacio ultimo. ‘Domani di nuovo?’, ha chiesto con ghigno. Sono rientrata, finestra aperta, luce spenta. Cuore ancora a mille. Ora ogni finestra brilla diversa, ogni vicino sospetto. Segreto carnale che mi fa fremere, coproprietà diventata giungla erotica. Non vedo l’ora di sbirciare ancora.