Ieri sera ero sul balcone, con la tazza di caffè in mano. L’odore forte mi avvolgeva, mischiato all’aria tiepida del tramonto. L’appartamento di fronte, luce tamisée, tende socchiuse. Li ho visti subito: Luca e la sua mora, nudi già a metà. Lui alto, muscoli tesi, lei con tette sode che rimbalzavano mentre rideva.
Mi sono avvicinata alla ringhiera, cuore che batteva. Un’auto è passata lenta in strada, fari che sfioravano le finestre. Il rideau si è mosso piano, come se sapessero. Luca la baciava sul collo, mani che scivolavano giù, tra le cosce. Lei gemeva piano, “Amore, sì…”. Io sentivo il calore salire, fica che si bagnava. Li spiavo, mordendomi il labbro. Proibito, così vicino, un palazzo intero che poteva vedere.
Lo Sguardo Iniziale e il Desiderio che Sale
Poi, il mio vicino, Marco, quello del piano di sotto. L’ho sentito tossire piano dal suo balcone accanto. Mi ha guardata, occhi fissi. Sapeva. Sorrideva, mano sul bordo della sua sedia. “Tutto bene, Sofia?” ha sussurrato. Io ho arrossito, ma non mi sono fermata. La coppia di fronte scoppiava: Luca la girava, cazzo duro che entrava piano nella sua fica rasata. Lei gridava “Più forte!”, gambe aperte contro la finestra. Io tremavo, mano dentro le mutande, dita che sfregavano il clitoride gonfio.
Marco si è alzato, si è avvicinato al divisorio basso tra i balconi. “Ti eccita, eh?” ha detto basso, voce rauca. Annuii, senza parole. Lui ha slacciato i pantaloni, tirato fuori il suo cazzo spesso, già bagnato in punta. “Guarda loro… e tocca te per me.” Obaii, gemo piano mentre le dita affondavano. La ragazza di fronte cavalcava Luca, tette che saltavano, “Vengo, cazzo!”. Noi due, separati da un muretto, ci masturbavamo guardandoci. Adrenalina pura, un vicino poteva sporgersi da un momento all’altro.
L’Acte Esplosivo e il Rischio di Essere Visti
Non ce l’ho fatta più. “Vieni qui,” ho sussurrato. Lui è saltato sul mio balcone in un secondo, mani sul mio culo. Mi ha strappato la canottiera, succhiato i capezzoli duri. “Sei una troia voyeur,” ha ringhiato, mordendomi. Io gli ho preso il cazzo, pompato forte, “Scopami ora, con loro che guardano.” Mi ha piegata contro la ringhiera, gonna alzata, mutande di lato. Il suo cazzo è entrato di colpo, grosso, che mi riempiva la fica fradicia. “Cazzo, sei stretta,” grugniva, spinte violente. Io urlavo piano, “Più profondo, fammi sentire tutta la tua verga!”
Guardavamo di fronte: Luca la inculava ora, lei a quattro zampe contro il vetro, “Sborra dentro!”. Marco accelerava, palle che sbattevano sul mio clito, “Ti riempio, puttana.” Paura mista a eccitazione: luci accese in altri appartamenti, un rumore di passi giù in cortile. Io venivo prima, spasmi forti, “Sììì!”, succhiando il suo cazzo dentro. Lui ha esploso, sborra calda che colava dalle mie labbra della fica, gocciolando sul balcone. “Prendila tutta,” ansimava.
Ci siamo accasciati, sudati, respiri affannati. Loro di fronte si erano fermati, tende chiuse piano. Marco mi ha baciata, “Segreto nostro.” Io ho sorriso, caffè freddo ormai. Ora ogni luce accesa nel palazzo mi fa fremere. So cosa nascondono questi muri. Il vicinato non è più lo stesso: è un nido di desideri proibiti, e io ne voglio ancora.