Ehi, lasciami raccontarti cos’è successo l’altra sera. Abito in questo palazzo vecchio a Roma, finestre che si affacciano l’una sull’altra. Io sono Sofia, 28 anni, corpo morbido ma sodo, adoro quel brivido quando so che mi guardano. Marco, il vicino di fronte, alto, muscoloso, occhi neri che ti trapassano. Lo vedo sempre sul balcone con un caffè, camicia aperta sul petto villoso. L’altro giorno, ho notato il suo sguardo indugiare sulla mia scollatura mentre stendevo i panni. Il cuore mi batte forte. E l’odore del suo caffè forte mi arriva col vento.
Ieri sera, lo invito per una cena. ‘Vieni, Marco, solo noi due, vino e chiacchiere.’ Accetta. Candele tremolanti, prosecco che scorre. Ridiamo per stupidaggini, il programma tv è una cazzata. Seduti per terra sui cuscini, schiena al muro. ‘Sofia, sei ubriaca fradicia,’ mi dice ridendo, la sua mano sfiora la mia coscia. Io arrossisco, sento il calore salire. Improvvisamente, rido e provo ad alzarmi. Barcollo, cado sul culo. ‘Cazzo, non reggo più sulle gambe!’
Lo Sguardo dal Balcone e la Tensione che Sale
‘Dai, ce la fai?’ ‘No, ho una voglia pazzesca di pisciare.’ Silenzio. ‘Aiutami, per favore.’ Esito, ma lui mi prende sotto le ascelle, corpo caldo contro il mio. Mi porta in bagno, luce fioca, finestra aperta sulla via. Un’auto passa lenta, fari che illuminano il rideau che si muove piano. Mi siede sul water senza aprire il coperchio. ‘Grazie,’ balbetto ridendo nervosa. Esce, chiude.
Assecondo un po’. Niente. ‘Marco! Non ce la faccio, apri ‘sto coperchio!’ Torna di corsa. Io seduta, gambe strette, mi dondolo. ‘Presto, sto scoppiando!’ Mi alza, mi stringe. Scivola giù, in ginocchio davanti a me, testa all’altezza della mia figa. Oscillo. Tende la mano… troppo tardi. Un getto caldo mi bagna il petto suo, la camicia gli si appiccica. Mi tiro indietro: macchia enorme sui pantaloni chiari, la mia fighetta brasiliana trasparente sotto. Continuo a pisciare, singhiozzando, cado sul water chiuso. Piscio ovunque, pozza sul pavimento, lui in ginocchio bagnato.
È ipnotico. Il suo cazzo si indurisce nei pantaloni. ‘Scusa, scusa…’ ‘Zitta, non piangere.’ Mi rialza, mi bacia. Denti che sbattono, lingue che si intrecciano. Mani sue sulle mie tette sode, capezzoli duri. Gemo. Gli strappo i pantaloni, culotte mia zuppa. Bocca sua sulla stoffa bagnata, lingua che lecca la mia fica attraverso. ‘Oh sì, lecca la mia piscia.’ Mani sue sui miei capezzoli, pizzica, tira. Il mio clitoride pulsa. Vengo urlando, schizzi caldi che distruggono tutto.
L’Esplosione di Piacere e il Rischio di Essere Scoperti
‘Vieni, scopami ora.’ Libera il suo cazzo enorme, venoso. Sposta la culotte, mi sbatte dentro con un colpo secco. ‘Cazzo, sì, forte!’ Lo cavalco sul water, finestre aperte. Rumore di passi in cortile? Qualcuno ci vede? Paura e eccitazione mi fanno stringere. ‘Più forte, rompi la mia fica!’ Mani sue sul mio culo, mi sbatte, palle che schiaffeggiano. ‘Aspetta… ho di nuovo voglia di pisciare.’ Si ferma, ansante. ‘Fallo, piscia sul mio cazzo.’ Tiro fuori il suo uccello, getto potente lo bagna, frisson elettrico. Lo riprendo dentro mentre piscio, urlo di godimento.
Diventiamo bestie. Sudore che cola, pelli che sbattono. ‘Sto venendo!’ Lui pompa, ‘Prendi la mia sborra!’ Esplode dentro, io vengo con lui, ondate infinite. Crolliamo, ansimi. Chiude la finestra, ride piano. ‘Il nostro segreto.’
Ora, ogni volta che vedo un vicino, penso: chissà cosa nascondono? Il palazzo è un nido di desideri proibiti. Quel brivido voyeur mi ha cambiato tutto.