Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che mi riempie le narici. Era estate a Roma, finestre aperte ovunque. Dall’appartamento di fronte, Luca mi fissava. Alto, muscoloso, occhi scuri. Sorseggiava una birra, ma i suoi occhi erano su di me, sulla mia canottiera leggera che lasciava intravedere i capezzoli duri. Un’auto passa in strada, rombo basso, mi fa sussultare. Arrossisco, ma non mi muovo. Lui sorride, malizioso. Poi arriva Matteo, il suo coinquilino, amico da sempre. Si appoggia al davanzale, guarda anche lui. Sento il cuore battere forte, l’adrenalina del proibito. Vicini, così vicini, ma questo sguardo… è elettrico. Muovo i fianchi piano, fingendo di sistemarmi i capelli. Il rideau loro si agita appena, luce tamisée dentro. Mi lecco le labbra, loro annuuiscono. Cazzo, sto bagnando.
Non resisto. Apro un po’ la vestaglia, lascio vedere la figa rasata sotto. Luca si passa la mano sul pacco, gonfio. Matteo dice qualcosa, ridono piano. Io esito, ma il desiderio sale. ‘Vieni?’, mima Luca con la bocca. Scuoto la testa, no, qui. Indico la mia porta. Loro spariscono. Trenta secondi, bussano. Apro, nudi dalla cintola in giù. ‘Sofia, ci hai uccisi’, ansima Luca. Lo tiro dentro, mani sul suo cazzo duro, venoso, grosso. Matteo chiude la porta, mi bacia il collo.
Gli sguardi che accendono il fuoco proibito
Mi spingono sul divano, luce fioca dal lampione di strada. ‘Spogliati, troia’, sussurra Matteo. Via tutto, tette libere, capezzoli turgidi. Mi metto in ginocchio, prendo i cazzi in mano. Quello di Luca sa di sudore maschio, lo infilo in bocca, succhio forte, gola profonda. ‘Cazzo, sì, Sofia, ingoialo’. Matteo mi palpa la figa, dita dentro, ‘Sei fradicia, puttana’. Mi lecca il culo, lingua bagnata. Paura: un rumore di passi nel corridoio, shh! Emetto mugolii, eccitazione pura. Luca mi afferra i capelli, ‘Senti come pompi bene’. Poi mi alzano, Luca mi sbatte sul tavolo, cazzo dentro la figa di colpo. ‘Aaaah, sì, spaciami!’, urlo piano. Entra e esce, palle che sbattono, succhio Matteo. Odore di sesso, sudore, caffè vecchio. ‘Piano, i vicini sentono’, ansimo. Ma lui pompa più forte, ‘Che si fottano, godi’. Matteo mi gira, mi incula piano, lubrificante freddo. Doppio, piena, cazzi che sfregano dentro. ‘Cazzo, il tuo culo è stretto’, geme. Orgasmo mi travolge, squirto sul pavimento. Loro alternano, mi riempiono di sborra in bocca, caldo, salato. Deglutisco, esausta.
Ci rivestiamo, sudati, sorrisi complici. ‘Meraviglia, Sofia’, dice Luca, bacio sulla guancia. ‘Torneremo’. Escano piano. Io al balcone, luce loro spenta. Un altro vicino passa, mi guarda strano. Ora ogni finestra è un segreto, ogni rumore un brivido. La coproprietà? Un nido di porci. E io, addicted.