Mi chiamo Sofia, ho 28 anni, vivo in questo palazzo vecchio a Milano, con i balconi che si guardano in faccia. Dall’altra parte c’è Marco, il vicino del terzo piano. Alto, capelli neri arruffati, occhi scuri che ti trapassano. L’ho notato subito, un mese fa. Ogni sera, apro un filo la tenda, e lui è lì, in mutande, che si asciuga dopo la doccia. La luce della lampada è fioca, gialla, illumina i suoi muscoli tesi. Io sorseggio il caffè sul balcone, l’odore forte mi sale nelle narici, e lo fisso. Lui se n’è accorto. Una volta, ha sorriso, ha mosso la mano come per salutare. Il cuore mi batte forte. Paura che mia sorella al piano sotto capisca, ma è un brivido che mi bagna.
I giorni passano, e i nostri sguardi diventano un gioco. Passa una macchina in strada, romba piano, e io mi sporgo un po’. Lui fa lo stesso, sul suo balcone, camicia aperta sul petto liscio. ‘Buonasera, Sofia’, grida piano una volta, con quel sorriso da predatore. Io arrossisco, ma rispondo ‘Ciao Marco, fa caldo eh?’. Lui ride, bassa voce, e si passa una mano sul pacco, come per caso. Cazzo, si vede il rigonfiamento. Io stringo le cosce, sento la fica che pulsa. È vietato, lo so, i vicini chiacchierano, ma l’adrenalina mi fa impazzire. Una sera, il rideau suo si muove appena, lo vedo che si tocca piano guardandomi. Io mi alzo la gonna, gli mostro le mutande bagnate. Lui ansima, lo sento quasi.
Sguardi Caldi dalla Finestra
Non ce la faccio più. Venerdì sera, busso alla sua porta. ‘Entra, bellezza’, dice con voce roca, mi tira dentro. L’appartamento puzza di uomo, sudore e colonia. Chiude la porta, ma lascia la finestra aperta sul balcone. ‘Ti ho vista, sai? Ogni sera’, mormora, e mi bacia il collo. Mani grosse mi palpano i tette sotto la maglietta. ‘Sei una troia voyeur, eh?’, ride. Io gemo, ‘Sì, scopami guardandoti allo specchio’. Mi strappa le mutande, le getta via. Il suo cazzo è già duro, grosso, vene gonfie, cappella rossa che cola. ‘Guardalo, è per te’. Me lo sbatte in faccia, io lo lecco, sapore salato, lo prendo in bocca fino in gola. Tossisco, ma lui spinge, ‘Brava puttana’.
La Scopata Intensa e il Rischio di Essere Visti
Mi butta sul letto, vicino alla finestra aperta. Fuori, voci di vicini, una risata lontana. ‘Se ci vedono?’, ansimo. ‘Meglio, ti scopo più forte’. Mi apre le cosce, lecca la fica, lingua dentro, succhia il clitoride gonfio. Io urlo piano, ‘Cazzo, sì!’. Lui infila due dita, mi scopa con la mano, bagnato ovunque. Poi si alza, gomma sul cazzo, e me lo pianta dentro di colpo. ‘Aaaah!’, grido, dolorante e piena. Pompa forte, palle che sbattono sul mio culo. ‘Ti piace, troia del palazzo?’. Io annuisco, unghie nella sua schiena, ‘Più forte, fammi venire!’. Cambia posizione, mi mette a pecorina contro la finestra. Balcone di fronte illuminato, rischio che qualcuno guardi. Lui mi sbatte, cazzo che entra e esce, fica che schizza. Sento l’orgasmo arrivare, tremo, ‘Vengo, cazzo!’. Lui accelera, grugnisce, ‘Prendilo tutto!’. Mi riempie la gomma di sborra calda, io crollo, fiotti ovunque.
Dopo, sudati, fumiamo sul balcone. Lui mi accarezza il culo, ‘Bel segreto, eh?’. Io sorrido, guardo le finestre spente intorno. Ora il palazzo è diverso: ogni luce fioca nasconde una fica bagnata o un cazzo duro. Saluto mia sorella al mattino, e penso a Marco che dorme nudo. L’aria sa di sesso proibito. Non vedo l’ora della prossima occhiata.