Ieri sera, ero sola sul balcone con una tazza di caffè fumante. L’odore forte mi avvolgeva, mischiato all’aria tiepida di fine estate. Di fronte, nell’appartamento illuminato da una luce gialla tamisée, c’era lui: Marco, il vicino del terzo piano. Alto, muscoloso, con quei tatuaggi che spuntano dalla maglietta. La sua finestra era socchiusa, il rideau che si muoveva piano con la brezza. Lo vidi lì, solo, con una birra in mano, che fumava guardando la strada. Un rumore di macchina che passava giù in via rompeva il silenzio.
I nostri sguardi si incrociarono. Lui sorrise, malizioso. Io arrossii ma non distolsi gli occhi. Sapevo che la sua ragazza era fuori città, l’avevo sentita litigare al telefono giorni fa. ‘Ehi, bellezza’, mi fece con la bocca, senza voce. Io risposi con un gesto, mordendomi il labbro. Il cuore mi batteva forte. Pensavo: ‘E se qualcuno ci vede? La signora del piano di sotto è sempre curiosa’. Ma quella tensione proibita mi bagnava già le mutande.
Lo Sguardo dal Balcone che Ha Acceso Tutto
Lui aprì di più la finestra. ‘Vieni qui?’, mimò. Esitai, guardai intorno. Il balcone era semi-nascosto, ma i vicini potevano spiare. L’adrenalina mi prese. Buttai giù il caffè, entrai, uscii di casa e bussai alla sua porta. ‘Ciao’, dissi piano quando aprì, con solo i boxer addosso. ‘Non dovevi invitarmi?’. Lui rise basso, mi tirò dentro. Odore di sudore e colonia. Ci sedemmo sul divano, vicini. Le sue cosce sfioravano le mie. Parlamo di cazzate: il caldo, il quartiere. Ma i nostri occhi dicevano altro. ‘Ti guardo da settimane’, confessò, la mano sulla mia gamba. ‘E io te, mentre ti fai la doccia’. Rise. Io sentii la fica pulsare.
Non resistemmo. Mi spinse contro il muro, le sue labbra sulle mie. Baci umidi, lingue che si intrecciavano. ‘Shh, i vicini…’, sussurrai. ‘Fanculo, voglio scoparti’. Mi alzò la gonna, le dita sotto le mutande. ‘Sei fradicia, troia’. Gemei piano. Il suo cazzo duro premeva contro di me. Lo tirai fuori: grosso, venoso, cappella gonfia. ‘Mmm, quanto mi è mancato un cazzo così’. Mi mise in ginocchio. Lo presi in bocca, succhiando forte. Lui gemette: ‘Cazzo, sì, leccalo tutto’. La saliva colava, lo deepthroat fino in gola. Sentivo i rumori della strada, una porta che sbatteva da qualche parte. Paura mista a eccitazione.
Il Sesso Selvaggio con la Paura di Essere Scoperti
Mi alzò, mi spogliò nuda. Mi leccò la fica sul divano, lingua dentro, sul clito. ‘Vieni per me’. Urlai piano, aggrappata ai cuscini. Poi mi girò, a pecorina contro la finestra aperta. ‘Guarda, potremmo essere visti’. Entrò di colpo, il cazzo che mi sfondava. ‘Ahhh, sì, scopami forte!’. Pumpe veloci, palle che sbattevano sul mio culo. ‘La tua fica è stretta, puttana’. Un dito nel mio culo, lo spingeva dentro. Venni forte, tremando, mordendomi la mano per non urlare. Lui accelerò: ‘Sto venendo…’. Mi riempì di sborra calda, gocciolava giù dalle cosce.
Ci accasciaimo sul pavimento, sudati, ansimanti. La luce di fronte si era spenta, ma chissà chi aveva visto. ‘È stato pazzesco’, mormorò, baciandomi il collo. Io annuii, serena ma eccitata dal segreto. Ora ogni finestra del palazzo ha un sapore diverso. Marco è il mio sporco segreto, e l’idea che i vicini sospettino mi fa venire i brividi. Non vedo l’ora di rifarlo, con più rischio.