Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che mi pizzicava il naso. La sera calava piano, una macchina passava lenta in strada, fari che sfioravano i muri. Di fronte, appartamento dei vicini, luce tamisée, gialla. Il rideau si muoveva appena, come se qualcuno lo scostasse di nascosto. Sentivo voci maschili, risate basse, un tintinnio di bicchieri. Poi… un gemito. Femminile, roco. ‘Cazzo, che stanno facendo?’, mi dissi, il cuore che accelerava.
Mi sporgo un po’, il caffè si raffredda. Vedo sagome: lui, Marco il vicino, con due amici sul divano. E lei, una tipa in minigonna nera, bas resille, tablier da cameriera. Si piega a servire champagne, culo nudo che spunta. Lui le dà una pacca, ride. Lei arrossisce, ma continua. ‘È la sua soumise’, penso, figa che si bagna all’istante. Io adoro ‘sta roba, l’adrenalina di spiare l’intimità altrui. Le mani tremano, poso il caffè. Mi tocco piano la tetta sotto la camicetta leggera, capezzolo duro.
Lo Sguardo Voyeur dal Balcone
Un rumore di vibrazione, lei sobbalza, versa champagne. ‘Leccalo’, ordina lui. Lei si mette in ginocchio, chemisier sbottonato, tette fuori. I maschi la guardano affamati. Io? Sto crepando. Mi alzo la gonna, no mutande stasera, figa rasata esposta all’aria fresca. Mi infilo un dito, umida fradicia. So che potrebbero vedermi, il balcone è di fronte. Ma non mi fermo. Gemito piano, ‘oh sì…’. Il rideau si ferma, una testa si affaccia. È lui, Marco. I nostri sguardi si incatenano. Sorride malizioso, non distoglie. Tensione elettrica, proibita. Vicini da mesi, sguardi rubati, ma mai oltre.
‘Vieni qui’, mi fa cenno col dito. Io esito, un’auto passa di nuovo, clacson lontano. Ma la figa pulsa. Vado dentro, lascio la porta aperta. Bussa piano, entro lui, sudato dall’eccitazione. ‘Ti ho vista, troia’, sussurra, mano sul mio culo. ‘Spiavo voi’, ammetto, voce tremante. Mi spinge contro il muro del soggiorno, finestra aperta verso loro. ‘Quei tuoi amici stanno mangiando quella puttana sul tavolo?’, chiedo. ‘Sì, e tu sarai la prossima’. Mi strappa la camicia, tette libere, le morde i capezzoli. ‘Ah! Cazzo!’, grido. Mano giù, due dita nella figa, ‘sei una fontana’. Io gli slaccio i jeans, cazzo enorme, venoso, duro come ferro. Lo pompo, ‘fottimi ora’.
L’Esplosione di Pene Duro e Figa Bagnata
Mi gira, gonna alzata, mi sbatte da dietro. Cazzo che entra tutto, ‘prendi questo uccello, vicina porca’. Spingo il culo contro, ‘più forte, fammi urlare’. Finestre aperte, gemiti che volano. Sento i loro dall’altra parte: risate, schiocchi bagnati. Paura che ci vedano, ma eccitazione doppia. ‘Se ci beccano?’, ansimo. ‘Meglio, ti esibirò’. Mi scopa selvaggio, palle che sbattono sul clito. Mi infila un dito nel culo, ‘vuoi doppia penetrazione?’. ‘Sì, spaciami!’. Orgasmos, figa che squirta sul pavimento. Lui accelera, ‘vengo dentro’, grugnisce. Sperma caldo che mi riempie, cola giù le cosce.
Crolliamo sul divano, ansanti. Chiude la finestra, bacia piano. ‘Bel segreto, eh?’. Annuisco, odore di sesso e caffè nell’aria. Fuori, i vicini ancora festosi. Torno calma sul balcone dopo, sigaretta in mano. Ma ora il palazzo è diverso: ogni luce fioca nasconde scopate, ogni vicino un potenziale amante. Quel brivido carnale mi ha cambiata. Domani? Lo rifarò.