Ero sul balcone, caffè in mano, aria calda di Roma che sa di gelsomino. Sera d’estate, finestre aperte ovunque. L’appartamento di fronte, luce fioca, rideaux che si muovono piano col venticello. Marco, il vicino figo, alto e muscoloso, entra in camera con la sua tipa. Lei gli si inginocchia subito, gli tira giù i pantaloni. Cazzo, che uccello grosso, già duro. Lei lo lecca piano, succhia la cappella, lui le afferra i capelli. Io… mi bagno. La figa mi pulsa sotto la gonna leggera. Una macchina passa in strada, clacson lontano, copre i loro gemiti.

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Mi appoggio alla ringhiera, dita che scivolano dentro le mutande. Lì, umida, clitoride gonfio. Li guardo, loro non mi vedono. O forse sì? Il rideau si apre un po’, luce sul suo cazzo lucido di saliva. Io ansimo piano, caffè dimenticato. Improvvisamente, sento un rumore accanto. Luca, il vicino di fianco, biondo, occhi verdi, sul suo balcone. Mi fissa, sorride malizioso. “Sofia, che fai? Spii?” sussurra. Io arrossisco, ma non mi fermo. “E tu che ci fai qui?” dico, voce tremante. Lui si avvicina, balcone comunicante, salta la bassa divisoria. “Ti vedo, troia. Ti tocchi guardando loro.” Il suo sguardo brucia, proibito, vicini che potrebbero sentirci.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

Cuore che batte forte, adrenalina pura. Lui mi bacia rude, lingua in bocca, mani sulla figa. “Sei fradicia,” ringhia. Io gemo: “Shh, i vicini…” Ma lui ride, mi strappa la gonna, mutande a terra. Mi piega contro la ringhiera, balcone esposto alla strada. Sotto, voci dal basso, auto che sfrecciano. Lui si slaccia, cazzo enorme, venoso, cappella viola. Me lo struscia sul culo. “Vuoi che ti fotti qui, vista da tutti?” “Sì, cazzo, sì,” ansimo. Mi lecca la figa da dietro, lingua dentro, succhia il clitoride. Io urlo piano, tengo la bocca, ma godo da morire. Odore di caffè misto a sborra e sudore.

L’Esplosione di Cazzo e Figa sul Balcone

Mi infila due dita, pompa forte. “Pronta per il mio cazzo?” “Fottimi, Luca, spaciami!” Lui spinge, cappella che entra lenta, poi tutto dentro. Figa piena, stretta intorno al suo uccello. Mi scopa duro, colpi secchi, palle che sbattono sul mio clitoride. “Cazzo, che figa calda,” grugnisce. Io mi giro, gambe aperte sulla sedia, lui mi sbatte missionario. Vedo Marco di fronte che ci fissa dalla finestra, la sua tipa gli sega il cazzo. Loro ci guardano! Paura, eccitazione folle. “Ci vedono!” dico. “Meglio, troia, fai la porca.” Mi succhia i capezzoli duri, morde. Cambio posizione, io sopra, cavalco il suo cazzo, tette che ballano. Sudore cola, ringhiera vibra. “Vengo, cazzo!” urlo, figa che si contrae, squirto sul suo ventre. Lui mi ributta giù, pompa selvaggio: “Prendo il culo?” “No, sborrami in bocca!” Tiro fuori, succhio vorace, lingo le palle, ingoio tutto. Sperma caldo, salato, cola sul mento.

Ci accasciamo, ansimanti, corpi appiccicosi. Lui mi bacia: “Segreto nostro?” Io rido piano: “No, che lo sappiano tutti.” Torniamo dentro, finestre ancora aperte. Ora, ogni volta che saluto Marco in cortile, o Luca passa, sento la figa formicolare. La coproprietà non è più la stessa: segreti carnali ovunque, sguardi complici, notti di voyeurismo. Domani? Chissà chi spia chi.

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