Ero sul mio balcone, a Milano, con una tazza di caffè in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, mescolato all’aria calda di luglio. La luce tamisée dall’appartamento di fronte filtrava attraverso il rideau semi-chiuso. Lui era lì, il mio vicino, quel tipo sui quarant’anni con capelli grigi e un corpo atletico che mi faceva impazzire da settimane. Lo spiavo spesso, di nascosto, mentre si cambiava o si versava un drink.

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I nostri sguardi si incrociarono di nuovo. Lui sorrise, malizioso. Io arrossii, ma non distolsi lo sguardo. Il cuore mi batteva forte. Un’auto passò in strada, rombando piano, e il rumore mi fece sussultare. ‘Ciao, bella’, gridò piano dal suo balcone. ‘Sempre a guardarmi, eh?’ Ridacchiai, nervosa. ‘E tu? Pensi che non ti veda?’ La tensione era elettrica, proibita. Vicini di casa, per l’amor del cielo. Ma quella vicinanza, quell’interdetto del palazzo, mi eccitava da morire. Lui si avvicinò alla ringhiera, la camicia aperta sul petto villoso. Io avevo solo una vestitina leggera, senza reggiseno, i capezzoli duri contro il tessuto.

Lo Sguardo che Ha Acceso il Fuoco

Parlammo per minuti che sembrarono ore. ‘Non è solo un gioco di sguardi, vero?’, disse lui, con voce bassa. ‘No… non lo è’, balbettai, sentendo la fica bagnarsi. L’odore del suo sigaro arrivò fino a me. Mi morsi il labbro. ‘Vieni qui’, sussurrò. Attraversai il cortile interno di corsa, il cuore in gola. Bussò alla sua porta, e quando aprii… boom. Le sue mani su di me, la bocca sulla mia. ‘Cazzo, ti voglio da morire’, ringhiò.

Ci buttammo sul suo letto, le tende aperte verso il cortile. La luce della strada illuminava tutto, chiunque poteva vedere. Mi strappò la vestitina, le sue dita ruvide sulla mia pelle. ‘Guardami, sei fradicia’, disse, infilando due dita nella mia fica rasata. Gemevo forte, ‘Sì, scopami, dai’. Mi girò a pecorina, il suo cazzo duro come ferro contro il mio culo. ‘Prendilo tutto’, grugnì, spingendo dentro con un colpo secco. Era grosso, mi riempiva completamente, ogni affondo mi faceva urlare. ‘Piano… no, più forte!’, ansimavo. Sudavamo, i corpi che sbattevano, il letto che cigolava.

La Scopata Selvaggia con il Rischio di Essere Visti

Lo cavalcai dopo, le tette che ballavano. Lui mi succhiava i capezzoli, mordendoli piano. ‘Vieni, fammi vedere come godi’, ordinò. Mi strofinavo la fica sul suo cazzo, il clitoride gonfio che sfregava. Un vicino tossì da sotto, e io venni, tremando, ‘Cazzo, sto venendo!’. Lui rise, eccitato dal rischio. Mi prese in bocca poi, la sua lingua dentro di me, leccando il mio succo. ‘Sborra in bocca, ti prego’, implorai. Si alzò, mi ficcò il cazzo in gola, scopandomi la bocca. ‘Apri’, disse, e schizzò, fiotti caldi di sborra che ingoiai avida, leccandomi le labbra.

Scoprimmo posizioni su posizione, ore di sesso crudo. Una pausa per bere, nudi sul balcone, fumando una sigaretta. ‘Non è un piano cul, vero?’, scherzò lui, accarezzandomi la fica. ‘No, è di più… ma cazzo, che scopata’. Rise, e ricominciammo.

Alla fine, esausti, collassammo. Il sole sorgeva, il cortile si animava. Ci salutammo con un bacio, ‘Il nostro segreto’. Tornai a casa, le gambe molli, la fica indolenzita. Ora ogni finestra, ogni balcone, ha un sapore diverso. La coproprietà non è più la stessa: so cosa nasconde, e quel brivido mi fa eccitare solo a pensarci. Lo spiavo prima, ora lo desidero. Chissà cosa succederà dopo.

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