Ero sul balcone con il caffè in mano, l’odore forte che saliva dalla tazzina. Milano brulicava sotto, un’auto passò rombando in via. Dall’appartamento di fronte, la tenda si mosse piano. Loro erano lì, i due operai del cantiere vicino casa. Abitavano al piano di sotto, l’ho scoperto dopo. Jamal, il nero con muscoli da toro, e Marco, il rossastro con la pancia da birra. Li osservavo da giorni, voyeur come sono. Jamal sudava, la maglietta appiccicata al petto, i jeans tesi sul pacco enorme. Cristo, si vedeva tutto. Mi bagnai subito, sentii la fica pulsare.
Sabato mattina, sola in casa. Il pianoforte nuovo per mia figlia arrivava. Suonai, aprirono. Jamal davanti, occhi famelici su di me. ‘Buongiorno signora’, grugnì con accento forte. Marco dietro, sudato. Li guidai nel corridoio, parquet che scricchiolava. Portarono il piano in camera, muscoli tesi, respiri pesanti. Li sentii parlare mentre uscivano. Mi ero spostata alla finestra del salotto, semiaperta. ‘Quella bourgeoise ha una fica da sfondare’, rise Jamal. ‘Le infilo il mio cazzo nero nel culo, la apro in due’. Marco: ‘Torna la prossima settimana per il vecchio, le spacchi il buco’. Arrossii, ma tra le cosce… calore liquido. Mi strinsi le gambe, clitoride duro. Li guardai salire sul furgone, pacco di Jamal gonfio. Immaginai quel mostro dentro di me. Il cuore batteva forte, rischio che i vicini sentissero.
Lo Sguardo Iniziale e la Tensione Proibita
Settimana dopo, stessa ora. Suonarono. ‘Siamo qui per il piano vecchio’. Solo Jamal stavolta. Occhi da lupo. ‘Entra’, dissi con voce tremante. L’odore di sudore e uomo mi invase. Lo guidai, ma nel salotto… si fermò. ‘Ti ho vista guardarmi dal balcone, troia’. Mi afferrò la nuca, bocca sulla mia. Lingua grossa, dura. ‘Vuoi il mio cazzo, eh?’. Sì, annuii, mani sul suo pacco. Enorme, venoso. Lo tirai fuori, 25 cm di nero lucido, cappella viola. Mi inginocchiai, lo leccai, sapore salato. ‘Succhia, puttana bourgeoise’. Lo ingoiai, gola piena, bava che colava.
L’Acte Esplosivo sul Balcone
Mi alzò la gonna, mutande fradicie. ‘Fica rasata, preparata’. Due dita dentro, mi squirtò sul tappeto. ‘Ora il culo’. Sul balcone, no! Ma lui insistette. ‘Che i vicini guardino’. Mi piegò sul parapetto, notte calava, luci accese di fronte. Tenda mossa? Qualcuno? Cazzo, adrenalina! Spit sui buchi, cappella spinse. ‘Rilassati, apro il tuo culo stretto’. Dolore, poi piacere. Mi scopava piano, poi bestia. ‘Prendi tutto, urrà!’. Pancia contro schiena, palle che sbattevano. ‘Più forte, rompi mi!’. Gemi forte, mano in bocca. Auto in strada, vicini forse sentono. Mi sfregai la fica, orgasmo violento, gambe tremanti.
Venne dentro, sborra calda che colava. Mi girò, baciò. ‘Bel culo, vicina’. Si rivestì, prese il piano, via. Io lì, nuda sul balcone, vento fresco sulla pelle sudata. Fica e culo doloranti, pieni di lui. Ora ogni volta che vedo la tenda muoversi, o Jamal al cantiere… sorrido. Il vicinato non è più lo stesso. Segreto carnale, frisson costante. Adoro questo brivido.