Ero sul mio balcone, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria fredda di Milano. Nevicava piano, il cortile era un skating naturale. Lo vidi lui, Matteo, il vicino del terzo piano. Quello strano, sempre con la gabardine lurida, barba giallastra, sacchi di roba dalla spazzatura. Collezionista di cagate inutili. Lo odiavo e mi eccitava, quel tipo. Non un barbone vero, dicevano avesse soldi, ma puzzava di strada.

Mulinava le braccia, scivolava. ‘Cazzo, no!’, borbottai. Il piede gli partì, cadde a gambe larghe. Il cuore mi batté forte. Io, Sofia, incinta di cinque mesi, capelli biondo-rossi sotto il berretto viola. Scesi di corsa, il pancione che dondolava. ‘Ehi, tutto ok?’, gli gridai ridendo. Lui mi afferrò le spalle, le braccia. Primo contatto. Caldo sotto i vestiti pesanti. Sorrisi, buée dalla bocca gelata. ‘Non si esce con questo gelo!’, dissi. ‘Non sempre si sceglie’, bofonchiò lui.

Lo Sguardo dal Balcone e la Tensione che Sale

Passai il braccio sotto il suo, lo tirai su. Tre passi fino al portone. Stretti, come amanti. Frullio di una macchina in strada, tenda che si muoveva all’appartamento di fronte. Qualcuno ci guardava? L’idea mi bagnò. Entrammo, ascensore guasto. Scale. Mani che sfioravano. Il suo odore, sudore e plastica bagnata. Arrivammo al seminterrato, bagni comuni del condominio. ‘Caffè?’, propose lui, ma io sentii la pancia rivoltarsi. ‘Devo pisciare, nausea’, dissi.

Scesi, lui dietro. Bussai alla porta dei bagni. Vuoto. Entro, mi siedo, gonna alzata, mutande alle caviglie. Vomi il tè della mattina. ‘Sto bene?’, mi chiama da fuori. ‘Entra e chiudi!’, dico debole. Entra, puzza forte. Mi guarda le cosce nude. Tende la mano al mio viso, sotto il berretto. Dita ruvide, unghie sporche. Mi accarezza la guancia, morbida come pesca. Segue le labbra screpolate. Io, sorpresa, lecco il dito. Lo succhio piano, occhi nei suoi. Sotto, la sua patta si gonfia.

Lo vedo, quella verga dura. Accelero, lo pompo con la bocca immaginaria sul dito. Mano mia sulla sua zip. Tiro fuori il cazzo, grosso, rosso, unto. Odore forte, acido. ‘Cazzo, sei incinta e troia’, mormora. Lo annuso, lingua sul glande, colletto sporco di croste bianche. Lo ingoio, sugo come il dito. Lui spinge, vene che pulsano sulle mie labbra. Ansima, ‘Vengo!’. Sperma amaro in gola, lo ingoio tutto, naso nei peli pubici puzzolenti. Mi viene da vomitare di nuovo, ma resisto.

Il Sesso Esplosivo con il Rischio di Essere Scoperti

Mi alzo, gonna giù. ‘Ho ancora voglia di te’. Lui mi gira, alza la gonna. Fesse bianche esposte. Le accarezza, poi si accovaccia. Bocca sul mio culo, lingua sul buco stretto, rosace plissettato. Odore forte, gusto piccante. Grani di merda sotto la lingua. Poi la fica, labbra grasse rosa-arancio, cyprine che cola. Mi lecca, ficca la lingua. Gambe aperte, contrafforte al muro. ‘Oh merda, sì!’, gemo piano. Vengo forte, squirt dolce sulla sua faccia. Relento di piscio nelle narici sue.

Lui si alza, spacca le chiappe. ‘No, fammi fare’. Prendo la verga, la punto sull’ano. Entra stretto, massaggia la cappella. Spingo indietro, ‘Più dentro!’. Va e vieni violenti, mani sui fianchi. Paura: passi su in scale? Tenda appartamento custode si muove? ‘Zitta, ci sentono!’, ansima lui. Io mordo il braccio, vengo con ano che stringe. Lui esplode dentro, gicli caldi, tétanie. Sperma cola dal buco dilatato, filetto bianco.

Ci rivestiamo, bacio profondo, gusto di sperma e vomito. ‘Grazie, ne volevo da morire’. ‘Anch’io, ma ancora’. ‘Non qui, dai casa mia un’altra volta’. Usciamo, lui paga il caffè che non abbiamo preso. Saliamo stretti. Ora, ogni volta che vedo Matteo nel cortile, o la tenda muoversi, sento il brivido. Il palazzo non è più lo stesso. Segreto carnale con lo strambo. E il pancione cresce, chissà di chi…

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