Abito in un vecchio casale toscano, persa tra ulivi e colline. Francesco, mio marito, fa corsi all’istituto agrario, parte all’alba. Io resto qui con le pecore, le galline e… i miei segreti. Marco è il vicino, divorziato da anni, vive solo a due passi. Lo vedo sempre solo, con quel suo cane Kola che gira libero. Ultimamente, noto la sua finestra. La tenda si muove appena, un’ombra. Mi osserva. Sul balcone, caffè in mano, l’odore forte nell’aria umida. Sento un brivido. So che guarda.

Quel giorno, Francesco era via. Ho chiamato Ludo, il gallerista della mia mostra. ‘Vieni, ho bisogno di un cazzo vero.’ Lui arriva, parcheggia lontano. Entriamo, salotto con porta finestra aperta sul cortile. Lo spingo sul tavolo, mi chino nuda, tette pesanti che dondolano. ‘Fottimi forte,’ gemo. Lui mi afferra i fianchi, il suo cazzo duro entra nella mia figa bagnata. Pompa, schiocchi umidi, sudore. La luce fioca del pomeriggio filtra. Improvvisamente, la porta si spalanca. Marco urla: ‘Lorenza! Kola sta male!’

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

Mi giro, nuda, figa gocciolante, Ludo ancora dentro. I nostri sguardi si incrociano. ‘Il cane… là,’ balbetto. Lui arrossisce, occhi sulle mie tette. ‘Merda,’ mormora e corre via. Io sistemo Kola con una siringa, lo copro con una coperta. ‘Grazie,’ dico, tenda in mano, occhi bassi. Esco, cuore che batte. Sento una macchina passare lenta sulla strada sterrata. Qualcuno ha visto?

Passano mesi. Neve sul vialetto, freddo che punge. Busso da Marco. ‘Dobbiamo parlare.’ Caffè caldo, silenzio pesante. ‘Mi dispiace per quel giorno. Non chiudere con noi.’ Lui esita: ‘Ti ho vista… nuda, scopata. Non riesco a togliermelo dalla testa.’ Rido nervosa. ‘Francesco non ce la fa più, cazzo molle. Io ho bisogno, Marco. Ludo, altri… Tu guardi sempre, eh? Geloso?’

La Fica Bagnata e il Cazzo Duro sulla Tavola

Lui annuisce, occhi famelici. ‘Sì, cazzo, ti voglio.’ Mi alzo, gli prendo la mano. ‘Anch’io. Ora.’ Lo spingo sulla sedia, gli slaccio i pantaloni. Il suo cazzo salta fuori, duro come pietra, vene gonfie. ‘Bella trippa,’ dico, lecco la cappella. Lui geme, mi afferra i capelli. Mi alzo, tolgo mutande. ‘Figa fradicia per te.’ Mi chino sul tavolo, culo in aria. ‘Prendimi come Ludo.’ Infila il preservativo, mi penetra di colpo. ‘Ahhh, sì!’ urlo. Pompa forte, schiaffi sul culo che bruciano. ‘Sei una troia,’ ansima. ‘Sì, la tua troia vicina!’

La tavola trema, bottiglie cadono. Sento il cane guaire piano. Fuori, un’auto frena, passi? L’adrenalina mi fa stringere la figa. ‘Sborra dentro, riempimi!’ Lui accelera, grugnisci, mi riempie il preservativo. Io vengo, schizzi sulla coscia, gambe che tremano. Crolliamo, sudati, ridendo.

Ora è il nostro segreto. Scopiamo quando Francesco è via, lui geloso se vede Ludo. Ma torna, mi lecca la figa usata. Il vicinato? Non è più lo stesso. Ogni finestra nasconde un desiderio, ogni balcone un’occhiata proibita. L’odore di caffè sul mio balcone ora sa di sesso.

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