Mi chiamo Sofia, ho 32 anni e vivo in questo palazzo vecchio a Roma, con balconi che si guardano in faccia. L’altro ieri sera, ero sul mio balcone con un caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida. La luce tamisée dall’appartamento di fronte filtrava attraverso la tenda bianca, che si muoveva piano con la brezza. Ho visto loro: Silvia e Valeria, le mie vicine del piano di sopra. Silvia, bionda con capelli mossi, maglietta leggera che le segnava le tette sode. Valeria, più mascolina, capelli corti, spalle larghe sotto una canottiera, shorts attillati. Sedute vicine sul divano, si tenevano per mano. Non parlavano, solo sguardi. Io… non ho resistito. Ho spento la luce, mi sono avvicinata alla finestra. La tenda si è mossa appena, come se sapessero. Le ho viste baciarsi, lingue che si intrecciavano. Silvia ha infilato la mano negli shorts di Valeria, che ha gemuto piano. Il rumore di una macchina in strada ha coperto tutto, ma io sentivo il cuore battermi forte. La mia fica si è bagnata all’istante. Mi sono toccata piano, immaginando di essere lì. Loro non mi vedevano, o sì? Quel brivido proibito, con il rischio che un altro vicino accendesse la luce… mi ha fatta impazzire.

Poi, il cielo si è incupito. Tuoni lontani, vento che sbatteva le persiane. Io ero ancora lì, eccitata, quando la pioggia è scoppiata forte. La tenda di loro si è bagnata, appiccicandosi al vetro. Hanno spento la luce, ma io le vedevo muoversi frenetiche. Un lampo, e ho visto Valeria urlare qualcosa. La porta del loro appartamento si è aperta, mi hanno fatto cenno. ‘Sofia, vieni qua, piove a dirotto!’ ho sentito Silvia gridare tra i tuoni. Sono corsa, bagnata fradicia, il mio vestitino leggero incollato alla pelle, capezzoli duri che spuntavano. Dentro, buio, solo una lampada fioca. Profumo di caffè e sudore. ‘Grazie, ragazze’, balbetto, tremando non solo per il freddo. Mi frictionano con asciugamani, mani morbide sul mio corpo. ‘Togliti quel vestido bagnato, o ti ammali’, dice Valeria con voce bassa, mascolina. Esito, ma il desiderio mi brucia. Me lo sfilano piano, resto in mutande. Le mie tette nude, la fica che pulsa. Loro in slip e magliette, corpi premuti contro di me.

Lo Sguardo Proibito tra i Balconi

‘Ti abbiamo vista, sai? Dal balcone’, sussurra Silvia, occhi diabolici. ‘Tu ci spiavi mentre ci baciavamo?’ Valeria ride, mano sulla mia coscia. Io arrossisco, ma la fica mi tradisce, bagnata. ‘Sì… non resistevo’. Iniziano a massaggiarmi con crema, mani che scivolano su tette, ventre. ‘Sei rossa qui’, dice Silvia, sfiorandomi la fica attraverso il pizzo. Geme, ‘Che fica bagnata’. Io gemo, ‘Dio, sì’. Valeria mi spinge sul divano, mi blocca le braccia con le ginocchia. Silvia tira giù le mutande, la mia fica esposta, clitoride gonfio. ‘Guarda che troia’, ride Valeria. Iniziano a toccarmi: Silvia lecca le mie labbra gonfie, lingua dentro, succhia il succo. ‘Buona, cazzo’. Valeria mi strizza le tette, pizzica i capezzoli. Io mi contorco, ‘Fate piano, i vicini…’. Ma un tuono copre i miei gemiti. Valeria si sfila lo slip, fica rasata sopra la mia faccia, odore muschiato. ‘Lecca, o ti soffoco’. Obbedisco, lingua nella sua carne calda, salata. Silvia infila due dita nella mia fica, pompa forte, ‘Vieni, puttana’. Sento l’orgasmo salire, ma loro rallentano, torturandomi. ‘Non ancora’. Poi Valeria afferra la mia mano, la mette sul suo clito. Io strofino, lei geme. Silvia mi masturba la fica e il culo, dito dentro. ‘Sborra per noi’. Non resisto: urlo, la fica schizza succo sul divano, corpo che trema. Loro ridono, ‘Brava troia’. Mi leccano pulita, lingue ovunque. Paura che qualcuno bussi, eccitazione pura.

Dopo, esauste, ci accoccoliamo sotto coperte. La pioggia rallenta, tuoni lontani. ‘Il nostro segreto’, dice Silvia, baciandomi. Valeria annuisce, ‘Ora sei dei nostri’. Mi vesto, esco piano. Il palazzo è silenzioso, ma ora ogni finestra nasconde desideri. I vicini? Chissà se hanno sentito. Ogni balcone è un invito proibito. Non sarò più la stessa.

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