Ero sul balcone, caffè in mano, quel profumo forte che mi riempiva le narici. Era sera, caldo afoso, Roma sudava sotto le luci dei lampioni. L’appartamento di fronte, luce tamisée, tenda bianca che si muoveva piano, come un sussurro. Marco, il vicino, torso nudo, muscoli lucidi di sudore. Lo vedevo attraverso il vetro socchiuso. Stava lì, in mutande, mano che scivolava lenta sul suo pacco gonfio. Cazzo, mi sono sentita formicolare tra le gambe.

💸Diventa modella webcamOltre il 50% dei guadagni · Pagamenti giornalieri · 60 M di visite/giornoScopri di più →

Mi appoggiai alla ringhiera, vestitino leggero che si incollava alla pelle. Lui ha alzato gli occhi, mi ha beccata. Sguardo diretto, animale. Ho sorriso, un po’ esitante, ma la fica già bagnata. ‘Ti vedo, Sofia’, sembrava dire. Ho lasciato cadere la tazza, rumore sordo sul pavimento. Una macchina è passata in strada, clacson lontano. Cuore che pompa forte. Mi sono toccata il seno, capezzoli duri sotto il tessuto sottile. Lui ha accelerato, mutande abbassate, cazzo duro in mano, grosso, venoso.

Lo Sguardo Caldo dalla Finestra

Non ce la facevo più. La tensione elettrica, proibita, vicini di casa, porte che si aprono e chiudono nel palazzo. Ho socchiuso la porta finestra, lasciando che l’aria calda entrasse. Lui ha fatto lo stesso, tenda che ondeggia. I nostri occhi incatenati, corpi a pochi metri ma separati dal vuoto. Mi sono infilata una mano sotto la gonna, dita sulla fica rasata, umida. ‘Vieni qui’, ho bisbigliato, anche se non poteva sentirmi. Lui ha annuito, cazzo che pulsava.

Ho aspettato un minuto, poi sono scivolata dentro, porta aperta. Bussare? No, troppo rischioso. Sono uscita sul pianerottolo buio, odore di cena che saliva dalle scale. La sua porta si è aperta piano, senza rumore. ‘Sofia…’, ha mormorato, voce rauca. Mi ha tirata dentro, mani forti sui fianchi. Bacio selvaggio, lingue che si divorano, sapore di birra e sudore. ‘Ti guardo da settimane’, ha detto, spingendomi contro il muro. La luce fioca del salotto, finestra aperta verso il mio balcone.

L’Esplosione di Cazzo e Fica nel Buio

Mi ha strappato il vestitino, tette libere, capezzoli succhiati forte. ‘Cazzo, sei una troia voyeur’, ha ringhiato, mordendomi. Io in ginocchio, cazzo in mano, grosso, cappella rossa. L’ho leccato piano, saliva che cola, palle pesanti in bocca. ‘Succhialo bene’, ha ordinato, afferrandomi i capelli. Lo ingoio tutto, gola piena, gorgoglii umidi. Rumore di passi nel corridoio? Abbiamo gelato, eccitazione alle stelle. ‘Continua, puttana’, ha sussurrato. Lo pompo con la bocca, mano sulla fica che sgocciola.

Mi ha alzata, piegata sul tavolo, finestra aperta. ‘Ti scopo qui, che tutti vedano’. Paura mista a brivido, vicini che potrebbero spiare. Cazzo che preme sulla fica, entra piano, stira le pareti. ‘Ahhh, sììì!’, gemo piano. Spinte forti, paf paf contro il culo, tette che ballano. ‘La tua fica è strettissima’, ansima, mano sul clito che sfrega. Io mi giro, lo cavalco sul divano, cazzo dentro fino alle palle, sugo che schizza. ‘Sborrami in bocca’, lo imploro. Lui accelera, ‘Vengo!’, jet caldi in gola, ingoio tutto, resto che cola sul mento.

Ci siamo accasciati, sudati, ansimanti. Finestra ancora aperta, brezza che asciuga il sudore. ‘Non dirlo a nessuno’, ha detto, baciandomi piano. Ho annuito, sorriso complice. Ora, ogni volta che esco sul balcone, sento quel brivido. Il quartiere non è più lo stesso: segreti carnali ovunque, occhi che spiano, cazzi duri dietro le tende. La mia fica freme al pensiero.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *