Ero sul balcone, caffè in mano, aroma forte che riempiva l’aria. Sera d’estate, finestre aperte. Di fronte, appartamento di Marco, il vicino single con la madre chiacchierona. Tenda che si muove piano, luce tamisée. Lo vedo al telefono, camicia sbottonata, petto sudato. I nostri sguardi si incrociano. Lui sorride, malizioso. ‘Ehi, bella,’ mima con le labbra. Io arrossisco, ma non distolgo gli occhi. Cuore che pompa forte.

Passa una macchina in strada, rombo basso. Lui si appoggia al davanzale, pantaloni larghi. Lo so, mi guarda sempre. Io indosso solo una canottiera leggera, mutande umide già. Mi tocco piano il seno, lui capisce. Sgrana gli occhi, mano che scende. Tira giù la zip, tira fuori la sua cazzo dura, grossa. Comincia a menarsela lento, gemendo piano. Io mi infiammo, dita tra le cosce, sfrego il clitoride gonfio. ‘Vieni qui,’ mi fa cenno. L’adrenalina mi prende, proibito, la madre potrebbe salire.

Lo Sguardo che Accende il Fuoco

Non resisto. Esco di casa, corro scalza nel corridoio. Porta socchiusa da lui, entro. ‘Shhh,’ sussurra, mi tira dentro la camera. Baciame voraci, lingue che si intrecciano. Mani ovunque. ‘Ti guardo da giorni, troia sexy,’ ringhia. Mi spinge contro la finestra aperta, tette schiacciate sul vetro freddo. Fuori, cortile buio, luci accese altrove. Paura che qualcuno veda.

Mi inginocchio, prendo la sua verga in bocca. Dura, venosa, sapore salato. La succhio profonda, gola piena, sbavo. ‘Cazzo, sì, ingoiala tutta,’ ansima. Mi sbatte la testa avanti-indietro, palle che sbattono sul mento. Io gemo, figa che cola. Poi mi alza, mi strappa le mutande. ‘Allarga le gambe, puttana.’ Mi penetra di colpo, verga che spacca la fica bagnata. ‘Ahhh, troppo grossa!’ urlo piano. Mi scopa forte, colpi secchi, pacche sul culo. Finestra trema, tenda svolazza.

La Scopata Selvaggia contro il Vetro

‘Senti come sei fradicia,’ mi dice, dito sul culo. ‘La mamma è giù, se sale ci becca.’ Questo mi eccita di più. Gemo forte, ‘Scopami più duro, Marco!’ Lui accelera, miagola come bestia. Mi gira, culo contro vetro, mi incula piano prima, poi profondo. ‘Prendila nel culo, sì!’ Orgasmo mi travolge, squirto sul pavimento. Lui esplode dentro, sborra calda che cola.

Ci accasciamo, sudati, ansanti. ‘Cazzo, incredibile,’ sussurra. Io rido piano, bacio il suo collo. Mamma grida da basso: ‘Marco, cena!’ Lui urla ‘Arrivo!’ Io sgattaiolo via, porta che si chiude piano. Torno a casa, gambe molli. Ora ogni finestra brilla diversa. Quel segreto carnale ci lega, la coproprietà è un nido di desideri nascosti. Domani? Chissà, lo spierò ancora.

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