Ero sul balcone, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida. La tempesta si avvicinava, un muro nero dal tramonto, polvere e vento che roteava. Dall’appartamento di fronte, luce fioca, tende semiaperte. Li ho visti: lui, alto e muscoloso come un glaneur, e due donne, una bruna formosa, l’altra bionda snella. Ridevano, versavano un liquore dorato nei bicchieri. La bruna si strusciava contro di lui, mano sotto la camicia. Io… non riuscivo a staccare gli occhi. Il cuore batteva forte, e se mi vedevano? Un’auto passò in strada, rombando piano, il rumore coperto dal sibilo del vento.
La bionda accese una radio vecchia, jazz che filtrava debole. Si baciarono tutti e tre, lenti, senza fretta. La tempesta picchiava sulla porta d’acciaio del loro cubo di cemento. Io sentivo l’adrenalina, il proibito del vicinato. Abitiamo così vicini, finestre che si guardano, balconi a un passo. La bruna gli sbottonò i pantaloni, lui le palpò il seno nudo. Io… mi bagnavo già, le mutande umide. Il rideau si mosse appena, un filo di vento? O mi avevano notata? Il desiderio saliva, proibito, elettrico.
Lo Sguardo Attraverso la Finestra
Bum. Colpi alla mia porta. ‘Apri, per favore! La tempesta!’ Una voce giovane, familiare. Era lui, il glaneur del piano di sotto, Frank, no, Marco, capelli scuri, muscoli tesi dalla fatica. Lo feci entrare, tremante. ‘Grazie… è una brutta notte.’ I suoi occhi su di me, maglietta leggera, niente sotto. La tempesta ululava fuori, sibili lugubri. ‘Ho visto i tuoi vicini… stanno festeggiando.’ Lui rise, arrossì. ‘Durante le tempeste, si fa così. Rilassa.’ Si avvicinò, odore di sudore e polvere. Le sue mani sulle mie spalle, poi giù, sul seno. ‘Ti ho vista guardare.’
L’Incontro Esplosivo e il Culmine
Lo spinsi sul divano, gli slacciai i jeans. Il cazzo duro, grosso, venoso, saltò fuori. ‘Cazzo, sì…’ Lo presi in bocca, succhiavo forte, saliva che colava. Lui gemeva, ‘Piano, c’è il vicino di sopra…’ Ma la eccitazione di essere sentiti ci bruciava. Mi alzò la gonna, strappò le mutande. ‘Sei fradicia, troia.’ Dita dentro la figa, tre, che pompavano. Io gridavo, ‘Fottimi, Marco, forte!’ Mi girò, a pecorina contro la finestra. La luce di fronte accesa, loro tre nudi, lei bruna che cavalcava lui, la bionda le leccava il culo. Ci vedevano? Il suo cazzo entrò di colpo, fino in fondo, mi sfondava. ‘Prendilo tutto, puttana del quartiere!’ Pum pum pum, palle che sbattevano sul mio clito. Sudore, odore di sesso, tempesta che ruggiva. Venni urlando, figa che pulsava, schizzi sul vetro. Lui mi riempì, sborra calda che colava sulle cosce.
Calò il silenzio, solo il vento che calava. Ci accasciammo, nudi, ansimanti. ‘Non dirlo a nessuno.’ Sorrisi, ‘Ora il palazzo è diverso. Ogni finestra nasconde un segreto.’ Loro di fronte spensero la luce, ma sapevo. Il vicinato non è più lo stesso: occhi che spiano, corpi che bramano, tempeste che uniscono.