Ero sul balcone, con il caffè ancora caldo in mano, l’odore che si mescolava all’aria umida della sera romana. Dall’appartamento di fronte, luce tamisée, tende socchiuse quel tanto che basta. Tommaso, il vichino, quel direttore affascinante sui 45, con la camicia sbottonata sul petto peloso. Cena con lei, una mora mozzafiato, abito giallo aderente, scollatura che urla ‘guardami’. Tette sode, quasi nude, bronzate. Mi appoggio alla ringhiera, cuore che batte. Un’auto passa in strada, rombo basso, mi fa sobbalzare.
La vedo chinarsi verso di lui, ride piano, mano sul suo braccio. Lui la fissa, suda un po’, cravatta allentata. Io? Mi sento bagnata già. La mia vestaglietta leggera si solleva col vento, niente sotto. Li spio, mordicchio il labbro. ‘Cazzo, quanto è sexy’, penso. I loro sguardi si incrociano, flirtano sfacciato. Lei gli tocca la coscia sotto il tavolo, lo so. Io infilo una mano tra le gambe, tocco la fica gonfia, umida. Lui alza gli occhi… verso di me? Il rideau si muove appena, ma i nostri sguardi si agganciano. Proibito, così vicino, solo la corte interna tra noi.
Il Gioco di Sguardi nella Notte
Lei finisce il vino, si alza, gambe lunghe, culo sodo che dondola. Lo bacia sulla guancia, se ne va. Lui resta solo, spegne la luce principale, resta quella calda sul tavolo. Mi guarda fisso ora, sorriso malizioso. Si alza piano, slaccia i pantaloni. Tira fuori il cazzo, già duro, grosso, venoso. ‘Porca puttana’, sussurro. Si sega lento, occhi nei miei. Io non resisto, apro la vestaglia, mostro le tette dure, capezzoli turgidi. Mi siedo sulla sedia di vimini, apro le gambe, dita dentro la fica fradicia. Gemo piano, ‘Sì, fammi vedere…’. Paura che un altro vicino accenda la luce, adrenalina pura.
‘Vieni qui’, dice lui, voce rauca dal balcone. Salta la bassa ringhiera che divide i nostri balconi, due metri nudi. Atterra da me, mi afferra per i fianchi. ‘Ti ho vista, troia voyeur’, ringhia, bocca sulla mia. Lingue che si divorano, mani ovunque. Mi spinge contro il vetro della finestra aperta, tette schiacciate sul freddo. ‘Leccami la fica’, ansimo. Si inginocchia, lingua dentro, succhia il clitoride, dita che spingono forte. ‘Sei zuppa, puttana’, mugola. Io gemo forte, ‘Shh, i vicini…’, ma non mi fermo. Lo tiro su, cazzo in mano, lo pompo veloce, saliva che cola. ‘Succhiamelo’, ordina. Mi infilo in bocca tutto, gola profonda, lo scopo con la lingua. Lui ansima, ‘Cazzo, sì, troia del palazzo’.
L’Esplosione di Piacere e Paura
Mi gira, mi piega sul tavolo del balcone. ‘Prendilo tutto’, grugnisce, entra di colpo nella fica, colpi duri, palla contro palla. ‘Ahhh, spaciami!’, urlo piano. Lui pompa selvaggio, una mano sul culo, dito nel buco stretto. ‘Ti scoperò sempre così, con tutti che guardano’. Paura vera: luce accesa al terzo piano, ombre si muovono? Adrenalina mi fa venire, squirto sul suo cazzo. Lui accelera, ‘Sto per sborrare’, e mi riempie, sperma caldo che cola sulle cosce. Resta dentro, ansimiamo, sudati.
Torna sul suo balcone dopo un bacio bagnato, salta indietro. Io chiudo la finestra, gambe che tremano, fica pulsante. Ora ogni volta che lo vedo in corte, con la moglie o i figli, quel segreto mi bagna. Il quartiere non è più lo stesso: ogni finestra nasconde un fuoco. E chissà, magari la prossima volta…