Mi chiamo Sofia, ho 32 anni, vivo in questo palazzo vecchio a Roma, con balconi che si affacciano uno sull’altro. L’altra sera, caffè in mano, profumo forte che sale dal balconato, apro la finestra. L’appartamento di fronte, luce tamisée, tende che si muovono piano. Lui è lì, Marco, il vicino del terzo piano, quel tipo atletico con i capelli neri scompigliati. Mi guarda. Io lo so. E lui sa che lo sto guardando.

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All’inizio è un gioco. Un sorriso storto, occhi che si incatenano. Sento il rumore di una macchina in strada giù, Via Appia che brontola. Lui si avvicina alla finestra, camicia sbottonata a metà, petto muscoloso che luccica sotto la lampada. Io? Indosso solo una vestaglietta leggera, niente sotto. Il cuore mi batte forte. ‘Che fai, Sofia?’, mi dico. Ma l’adrenalina… dio, mi bagna già la fica. Lui fa un cenno, come a dire ‘spogliati’. Io esito, bevo un sorso di caffè, amaro sulla lingua. Poi, piano, slaccio il primo bottone. Pelle nuda che appare. Lui fissa, bocca socchiusa.

Il Gioco di Sguardi dalla Finestra

Le sere dopo diventa routine. Ogni volta meno vestiti. Io sul balcone, lui alla finestra. Una volta resto in reggiseno, tette sode che spingono contro il pizzo. Lui si tocca sopra i pantaloni, rigonfiamento evidente. ‘Cazzo, Sofia, sei una troia’, penso ridendo dentro. Paura che la vecchia del quarto ci becchi, tende sue sempre accostate ma chissà. Odore di gelsomino dal cortile, aria calda d’estate. Lui mi fa segno: togliti tutto. Io arrossisco, ma obbedisco. Reggiseno vola via, mutandine scivolano giù. Nuda, fica rasata che brilla sotto la luna. Lui si cala i pantaloni, cazzo duro, grosso, vene pulsanti. Si sega piano, occhi nei miei. Desiderio che monta, proibito, vicini, chiunque potrebbe vedere.

Non resisto più. Terza sera, gli mando un messaggio: ‘Vieni da me. Ora.’ Busso alla porta, lui arriva in fretta, sudato, pantaloni stretti. ‘Sofia, cazzo, non ce la facevo.’ Lo tiro dentro, appartamento semibuio, solo luce cucina. Porte finestre aperte, rischio totale. Lo spingo contro il muro, gli slaccio la patta. Cazzo libero, caldo, odore di maschio. ‘Leccalo’, ansimo. Mi metto in ginocchio, lingua sulla cappella, salato, pre-cum che cola. Lo prendo in bocca, su e giù, gola piena. Lui geme: ‘Porca puttana, Sofia, sei una dea.’ Mani nei capelli, mi scopa la bocca.

L’Esplosione di Passione Proibita

Mi alzo, lo guido al balcone. ‘Qui, fottimi qui.’ Paura che i vicini sentano, luce accesa di fianco. Mi piego sulla ringhiera, fica esposta, bagnata fradicia. Lui dietro, cazzo che preme. ‘Entra, dai.’ Spinge, uno colpo secco, mi riempie tutta. ‘Ahhh, sììì!’ Grido piano, mordo labbro. Pompa forte, palle che sbattono sul mio culo. ‘Sei strettissima, cazzo.’ Io mi muovo, lo cavalco all’indietro, tette che ballano. Sudore cola, odore sesso nell’aria. Macchina passa, fanali illuminano un secondo. ‘Ci vedono?’, sussurro eccitata. ‘E chissenefrega, scopami più forte.’ Lui accelera, dita sul clito, mi fa venire, spasmi violenti, squirto sul pavimento. Poi esplode dentro, sborra calda che mi inonda, gocciola giù.

Cadiamo esausti, respiri affannati. Chiude le finestre, ma troppo tardi? Coperta sul divano, corpi appiccicati. ‘Questo cambia tutto, Marco.’ Lui ride: ‘Ora il palazzo è nostro.’ Ritorno alla normalità, saluti in ascensore, caffè mattutino. Ma ora ogni finestra è un invito, ogni tenda un segreto. Il vicinato? Non più noioso. È un nido di desideri repressi. E io? Io voglio di più.

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