Ero sul balcone con il caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. La luce tamisée dell’appartamento di fronte, quello di Marco e Luca, i miei vicini single. Il rideau si muoveva piano, come se non volessero farsi vedere. Ma io vedevo tutto. Marco, quel moro alto con il fisico da palestrato, spingeva Luca contro il muro. Si baciavano come lupi, mani ovunque. Luca, più magro, biondo, gli palpava il pacco gonfio. Cazzo, il cuore mi batteva forte. Una macchina passò in strada, rumore di motore che copriva i loro gemiti soffocati.
Mi appoggiai alla ringhiera, le gambe tremavano. Sapevo che era vietato, ma non potevo staccare gli occhi. Marco tirò giù i pantaloni di Luca, la sua cazzo dura saltò fuori, venosa e grossa. Luca si mise in ginocchio, la ingoiò tutta, succhiando vorace. Io… io mi infilai una mano nelle mutande, già fradicia. Il clitoride pulsava, lo sfregavo piano, mordendomi il labbro. Improvvisamente, Marco alzò lo sguardo. I nostri occhi si incrociarono attraverso i vetri. Non si fermò. Anzi, sorrise, malizioso, e fece un cenno con la testa: ‘Vieni qui’. Il brivido mi gelò la schiena. Paura che qualcun altro vedesse, la signora del piano di sopra…
Lo sguardo proibito dalla finestra
Esitai un secondo, ma la fica mi bruciava. Buttai il caffè, corsi dentro, scesi le scale a piedi nudi. Bussai piano alla loro porta. Marco aprì, nudo, cazzo ritto che puntava verso di me. ‘Entra, italiana birichina’, sussurrò. Luca era sul divano, gambe aperte, si masturbava piano. Mi tirarono dentro, luce bassa, odore di sudore e sesso. ‘Ti abbiamo vista, troia voyeur’, rise Luca, tirandomi la gonna. La strappai via, mutande a terra. Marco mi baciò la bocca, lingua dentro, mentre Luca mi leccava la fica, due dita nel culo. ‘Sei zuppa’, mugolò.
Il threesome esplosivo coi vicini
Mi sdraiarono sui cuscini, Marco mi ficcò la lingua in bocca, Luca mi aprì le cosce e mi mangiò il clito come un affamato. Io ghermii la cazzo di Marco, pompavo forte, saliva che colava. ‘Scopami’, implorai. Marco mi montò, il suo cazzo spesso entrò di colpo nella mia fica bagnata, spinte violente. Luca dietro di lui, gli leccava il culo, poi lo inculò piano, preservativo che scricchiolava. Sentivo tutto: il ritmo dei loro cazzi che sbattevano, io in mezzo. ‘Più forte, cazzo!’, gridai, unghie nella schiena di Marco. Paura costante: e se sentono i vicini? Un’auto di nuovo in strada, ci zittimmo un attimo, poi scopammo più selvaggi. Luca venne nel culo di Marco, sborra che gocciolava. Marco esplose nella mia fica, caldo, abbondante. Io venni urlando, corpo scosso.
Luca mi prese per ultima, mi mise a pecorina, mi inculò mentre Marco mi succhiava i capezzoli tirandoli forte. Venimmo tutti di nuovo, un casino di gemiti, sudore, liquidi ovunque. Esausti, ci accasciammo. Marco mi accarezzò i capelli: ‘Bel segreto, eh?’. Luca rise: ‘Ora la palazzina è più interessante’. Mi rivestii piano, bacio sulla porta. Tornai a casa, finestre spente di fronte. Ma ora ogni luce, ogni ombra, mi fa bagnare. Quei due… hanno cambiato tutto. Il vicinato non è più lo stesso.