Ero sul balcone, caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. Una Fiat passa lenta in strada, romba bassa. La luce fioca dalla portineria al piano terra, il tendone che si muove appena, come se qualcuno stesse lottando lì dentro. Mi sporgo, cuore che batte. E vedo lei, Maria, la figlia della portinaia, bruna coi capelli squadrati, in ginocchio. Davanti a lei Luca, il vicino del secondo, pantaloni calati, la tiene per i capelli e le spinge la cazzo in bocca. Grognava piano, ‘Brava, succhia così, troietta’. Lei lo prendeva tutto, labbra strette, saliva che colava. Io… dio, la fica mi si bagna all’istante. Prendo il telefono, zoom, foto. Il flash? No, spento. Loro non si accorgono, persi nel ritmo.

Non resisto. Scendo piano, scale buie, odore di muffa. Busso alla portineria. ‘Un momento!’, voce di lei, affannata. Apre la porta, camicetta sbottonata, rossore in viso. ‘Sofia? Che ci fai qui a quest’ora?’. Le agito il telefono. ‘Ho visto tutto, Maria. Luca che ti sbatteva la cazzo in gola. Bella foto, eh?’. Impallidisce, ‘Per favore, no… mia madre…’. Chiudo la porta dietro di me, la spingo contro il tavolo. ‘Trenta euro per una pompa? Sei una puttanella’. Le mani tremano, ma i suoi occhi… luci di eccitazione. ‘Ti piace, vero? Essere vista’. Le slaccio la camicia, tette piccole sode, capezzoli duri. Lei ansima, ‘Sofia, e se arriva qualcuno?’. ‘Meglio, l’adrenalina’. La bacio, lingua dentro, sa di sperma fresco.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

La porto in camera sua, moquette ruvida sotto i piedi. La spingo giù, a quattro zampe. ‘Mostrami quella fica’. Si abbassa le mutande, rasata, bagnata fradicia. Io mi levo la gonna, fica esposta. ‘Leccami, ora’. Lei esita, ‘Ma io…’. Le prendo la testa, la infilo tra le cosce. Lingua timida prima, poi famelica. ‘Oh cazzo, sì, lecca la fica, troia’. Succhia il clitoride, dita dentro di me, pompa. Io gemo piano, ‘Zitta, la strada sente’. Un’auto frena fuori, cuori in gola. Più eccitazione. Le infilo due dita nel culo stretto, ‘Ti piace? Luca non te lo fa?’. Geme, ‘No… ahhh, sì, spingi!’. La fica le cola, odore muschiato. Mi giro, 69, la mangio. La sua fica dolce, salata, la lecco la raia, lingua nel buco del culo. ‘Maria, sei una porca, ti scoperò il culo con la lingua’. Lei trema, ‘Sofia, sto venendo… ahhh!’. Viene forte, schizzi in bocca.

L’Incontro Esplosivo nella Portineria

La metto supina, gambe aperte. Prendo il suo vibratore dal comodino, grosso, nero. ‘Ora ti riempio’. Lo infilo piano nella fica, vibra forte. Lei urla piano, ‘Cazzo, sì, scopami!’. Io lo pompo, le pinzo i capezzoli. ‘Dimmi che sei la puttana dell’edificio’. ‘Sì, lo sono… lecca le tette, Sofia!’. Lecco, mordo. Paura costante, passi fuori? La madre? Più figa bagna. Viene di nuovo, corpo che si inarca. Io mi strofino sulla sua coscia, vengo anch’io, ‘Prendilo tutto!’. Sperma? No, ma orgasmo che mi spacca.

Ci rivestiamo veloci, sudate, sorrisi complici. ‘Cancella la foto?’. ‘Non ce n’è bisogno, è il nostro segreto’. Esco, aria fresca, balcone di nuovo. L’edificio ora pulsa di segreti. Ogni finestra nasconde una fica bagnata, un cazzo duro. I vicini? Non più estranei. Solo corpi da scopare, da spiare. Adrenalina eterna.

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