Era una sera d’estate romana, calda da morire. Io, Sofia, sola sul balcone con un caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida. La tazza scottava, ma il sudore mi colava già tra le tette. Di fronte, l’appartamento dei vicini, luce tamisée, tende che si muovevano piano, come se qualcuno le sfiorasse.
Mi sporgo un po’, eh, curiosa. Marco, quel tipo muscoloso del piano di sotto, è lì nudo, in piedi vicino alla finestra. La sua mogliettina non c’è, forse uscita. Lo vedo massaggiarsi il petto sudato, le mani che scendono lente verso il cazzo semi-eretto. Il cuore mi batte forte, la fica già si bagna. Un’auto passa in strada, romba bassa, mi fa sussultare. Lui alza lo sguardo, i nostri occhi si incatenano attraverso i vetri. Sorride, malizioso, continua a toccarsi.
Lo Sguardo che Brucia Attraverso i Vetri
Io non resisto. Mi alzo la gonna leggera, no mutande stasera, l’aria fresca mi accarezza le labbra gonfie. Mi siedo sul bordo della sedia, apro le cosce verso di lui. Le sue mani accelerano sul cazzo, ora duro come ferro, vene gonfie. Io mi tocco il clitoride, piano, gemo piano ‘Oh cazzo, Marco…’. Lui annuisce, come se sentisse. La tenda si ferma, ci guarda fissi. L’adrenalina mi fa tremare, e se passa qualcuno? Ma è troppo buono.
La tensione sale, proibita, vicini di casa, lo sappiamo tutti. Un altro rumore, passi in cortile, ma non si ferma nessuno. Lui si masturba più forte, il prepuzio che scivola, io infilo due dita nella fica fradicia, schiocchi umidi che immagino lui senta. ‘Vieni qui’, bisbiglio tra me, ma lui capisce. Pochi minuti, e bussano alla porta.
Apro, nuda dalla vita in giù, gonna arrotolata. ‘Sofia, non ce la facevo più’, ringhia, entra e mi sbatte contro il muro del corridoio. Le sue mani ruvide mi strizzano le tette, pizzicano i capezzoli duri. ‘La tua fica mi ha fatto impazzire’, dice, e mi infila la lingua in bocca, sapore di birra e sudore. Io gli afferro il cazzo, grosso, pulsante, lo tiro giù per le scale no, siamo dentro casa mia, balcone aperto.
La Scopata Cruda col Rischio di Essere Visti
Mi gira, mi piega sul tavolo del balcone, fica esposta alla finestra di fronte e alla strada. ‘Scopami forte, ma piano, cazzo, se ci vedono…’, gemo. Lui spinge, il cazzo entra tutto, mi spacca in due, umido e stretto. ‘Sei una troia voyeur, eh?’, grugnisce, pompando duro, palle che sbattono sul mio culo. Io urlo piano, ‘Sì, fottimi la fica, Marco!’. Sudore cola, odore di sesso nell’aria, un’altra macchina passa lenta, fari che sfiorano.
Mi tiene i fianchi, mi sbatte ritmico, il tavolo trema. ‘Sento i vicini, porca miseria’, ansima, ma accelera. Io vengo prima, la fica si contrae, squirto sul suo cazzo, ‘Aaaah, sto venendo!’. Lui non molla, mi riempie di sborra calda, getti potenti dentro, cola fuori sulle cosce. ‘Prendila tutta, puttana del quartiere’, geme, trema.
Ci ritraiamo piano, ansimanti. Lui si riveste veloce, ‘Non dire niente, ma rifacciamolo’. Bacio rapido, esce. Io mi siedo sul balcone, fica gocciolante, caffè freddo ormai. La luce di fronte si spegne, ma so che ci guarda ancora. Il quartiere non è più lo stesso, ogni finestra un segreto, ogni vicino un possibile amante. Quel brivido mi cambierà per sempre.