Era una di quelle sere d’estate romana, afose, con l’aria che sa di asfalto caldo e gelsomino dal cortile. Stavo sul balcone, sorseggiando un caffè forte, il vapore che mi saliva al naso. L’appartamento di fronte, quello del vichino single, aveva le persiane socchiuse. La luce tamisée filtrava, gialla, come una candela. E lì, l’ho visto. Marco, il tipo atletico del piano di sopra, era nudo. Completamente. Camminava piano, il corpo lucido di sudore, il cazzo mezzo duro che dondolava tra le cosce muscolose.

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Mi sono fermata, il cuore che batteva forte. Non potevo staccare gli occhi. Lui si è girato, ha preso una birra dal frigo, e… i nostri sguardi si sono incrociati. Attraverso i vetri, quel mezzo metro di vuoto tra i balconi. Ha sorriso? O era un ghigno? Non si è coperto. Anzi, si è avvicinato alla finestra, il cazzo che si induriva piano, puntando verso di me. Io… io ho sentito la fica bagnarsi all’istante. Il brivido dell’interdetto, siamo vicini di casa, cazzo, se ci vede qualcuno… Ma non riuscivo a muovermi. Ho lasciato il caffè, le mani tremanti, e ho socchiuso la mia persiana, solo un po’. Lui ha capito. Ha iniziato a toccarsi, piano, la mano che saliva e scendeva su quell’asta grossa, le vene gonfie.

Lo Sguardo che Brucia Attraverso i Rideali

‘Porca puttana’, ho pensato, ‘mi sta mostrando tutto’. Una macchina è passata in strada, il rumore che rompe il silenzio, e lui non si ferma. Io? Mi sono seduta sulla sedia, le gambe aperte, la mano dentro le mutande. Lo stavo masturbando mentre lo guardavo masturbarsi. I suoi occhi fissi sui miei, la luce che giocava sul suo petto villoso, il sudore che colava. ‘Vieni qui’, gli ho mimato con le labbra. Ha esitato, poi ha annuito.

Cinque minuti dopo, bussava alla mia porta. ‘Ciao, Daniela’, ha detto con voce roca, solo un telo intorno alla vita. ‘Ti ho vista’. L’ho tirato dentro, le mani sul suo petto caldo. ‘Zitto, scopami’. L’ho spinto contro il muro del corridoio, il telo è caduto. Il suo cazzo era una mazza, duro come il ferro, il glande viola e lucido. L’ho preso in bocca, succhiando forte, la saliva che colava. ‘Cazzo, sì, troia’, ha gemito, le mani nei miei capelli. Ma volevo di più. L’ho portato sul balcone, la notte umida, il rischio che un altro vicino ci vedesse dalle finestre buie.

La Passione Esplode senza Freni

Mi sono chinata sulla ringhiera, la gonna alzata, le mutande strappate. ‘Prendimi da dietro, forte’. Ha obbedito, la cappella che spingeva contro la mia fica fradicia. È entrato tutto, un colpo secco, riempiendomi fino in fondo. ‘Ahhh, sììì!’, ho urlato piano, mordendomi il labbro. Pompava come un animale, le palle che sbattevano sul mio clito, le mani che mi strizzavano le tette. ‘Ti piace essere vista, puttana?’, grugniva. ‘Sì, cazzo, scopami mentre ci guardano’. Una luce si è accesa di lato, forse il vecchio del terzo piano. Il terrore m’ha fatto stringere di più, venire subito, la fica che pulsava intorno al suo cazzo. Lui ha accelerato, ‘Sto per sborrarti dentro’, e ha esploso, fiotti caldi che mi inondavano, colando sulle cosce.

Siamo crollati dentro, ansimanti, sudati. Mi ha baciato il collo, ‘Da domani, ogni sera’. Io ho sorriso, il corpo ancora tremante. Ora, ogni volta che vedo una finestra accesa in questo palazzo, penso: chissà chi ci spia. Questo segreto ci lega, cambia tutto. La coproprietà non è più noiosa, è un nido di desideri proibiti. E io? Io voglio di più.

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