Ero sul mio balcone, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva dalla tazza. Il sole tramontava piano, tingendo tutto di arancione. L’appartamento di fronte, luce tamisée, tende socchiuse che si muovevano appena con la brezza. Lo vidi lui, Marco, il vichino sulla trentina, atletico, torace peloso. Era nudo, in piedi davanti allo specchio. La sua mano andava su e giù sulla cazzo, grosso, già duro. Oddio, mi si è stretto lo stomaco.

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Non era la prima volta. L’avevo beccato altre sere, ma stasera… i nostri sguardi si incrociarono. O forse era solo nella mia testa? Lui rallentò, come se sapesse di essere osservato. Io, in vestaglia leggera, sentii i capezzoli indurirsi. La macchina in strada rombò, coprì il mio respiro accelerato. Aprii un po’ le gambe, lasciando scivolare la vestaglia. Lui sorrise? Continuò a pomparsi, più lento, fissandomi. Il cuore mi batteva forte, l’adrenalina dell’interdetto mi bagnava.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

‘Che fai, cazzo?’, pensai, ma non mi mossi. Lui si voltò verso la finestra, cazzo puntato verso di me, palle pesanti che dondolavano. La tenda fremette, un vicino? Paura mista a eccitazione. Io mi toccai piano, sotto, sentendo la figa gonfia. Lui annuì, come un invito. ‘Vieni?’, mimò con le labbra. Non resistetti più.

Scesi le scale di corsa, bussai piano alla sua porta. Aprì subito, nudo, cazzo eretto che pulsava. ‘Ti ho vista’, disse rauco, tirandomi dentro. Le sue mani sulle mie tette, ruvide,捏avano i capezzoli. ‘E io te’, ansimai, cadendo in ginocchio. Lo presi in bocca, caldo, venoso, salato. Succhiavo forte, lingua nella fessura, mentre lui gemeva ‘Brava troia’. La luce fioca, odore di sudore e caffè dal mio balcone.

La Scopata Intensa con Paura di Essere Visti

Mi alzò, mi spinse contro la finestra aperta. ‘Fammi vedere tutto’, ringhiò. Mi spogliò, figa esposta al quartiere. ‘E se ci vedono?’, sussurrai eccitata. ‘Meglio’. Mi penetrò di colpo, cazzo spesso che mi riempì, ‘Ah sì!’, urlai piano. Pomiava duro, palle che sbattevano sul mio culo. Una macchina passò lenta, fari che sfiorarono noi. ‘Stai zitta o ti sente il palazzo’, ma lui accelerò, mano sulla bocca. Io venni forte, figa che stringeva, succhiando il suo cazzo.

Mi girò, levrette contro il vetro. ‘Guarda fuori, puttana’. Vidi ombre, tende che si muovevano? Paura, ma più eccitazione. Mi scopava selvaggio, ‘Ti riempio la figa’. Sentii il suo cazzo gonfiarsi, spruzzi caldi dentro, che colavano. Gemette forte, io tremavo ancora dall’orgasme.

Ci staccammo sudati, ansimanti. Mi diede un bacio rapido, ‘Torna domani?’. Annuii, uscendo piano. Sul balcone, caffè freddo, quartiere buio. Ora ogni luce è sospetta, ogni tenda un segreto. Quel palazzo non è più lo stesso, carico di promesse sporche. Ogni sera guardo, fremente.

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