Ero sul balcone ieri sera, con una tazza di caffè stretto in mano. L’odore amaro mi riempiva le narici, mischiato all’umidità della notte romana. Una macchina è passata lenta in strada, i fari che sfioravano le tende. Ho guardato di fronte, appartamento 3B, i vicini nuovi. La tenda si è mossa piano, luce gialla tamisée. E lì, Marco, il vichino sposato, alto, muscoloso, pantaloni calati sulle ginocchia. La mano sul cazzo, grosso e venoso, lo pompava lento, su e giù. Ansimava piano, occhi chiusi, sudato.

Mi sono bagnata all’istante. La figa ha pulsato, cappuccio gonfio. Lo spiavo da settimane, sentivo lui e la moglie litigare, voci che filtravano dal cortile. ‘Cazzo, non ce la faccio più’, ha borbottato una volta. Ora eccolo, solo, si toccava pensando a chissà chi. Io? L’interdetto del palazzo mi eccitava da morire, così vicini, un urlo e tutti sanno.

Sguardi Caldi dal Balcone

I nostri sguardi si incrociano. Lui si ferma, sorride malizioso, continua a segarsi più forte. Io esito, poi alzo la gonna leggera, no mutande. Gli mostro la figa rasata, labbra gonfie, umida. ‘Vieni’, gli leggo in bocca senza suono. Cuore che batte, adrenalina pura, e se la moglie torna?

Non resisto. Apro la porta finestra, mi appoggio al parapetto, dita sulla clitoride, giro e rigiro. Lui ansima più forte, ‘Brava troia’, dice piano. La luce del lampione tremola, un cane abbaia giù. Desiderio che sale, figa che cola, voglio quel cazzo dentro.

Bussa alla mia porta di servizio, cinque minuti dopo. ‘Sofia, apri’, sussurra rauco. Entro, lo tiro dentro, lo bacio feroce. ‘Ti ho visto, porco’, gli dico, mano sul suo cazzo duro come ferro. ‘E tu la tua figa da sogno’, risponde, mi strappa la gonna. Nudi in cucina, luce fioca dal frigo aperto. Mi sbatte sul tavolo, gambe spalancate. ‘Guardami mentre ti scopo’, ringhia.

Il Cazzo Duro e il Nostro Fottuto Incontro

Il suo cazzo enorme preme sulla mia entrata, scivola dentro piano, mi riempie tutta. ‘Cazzo, sei stretta’, geme, pompa forte, palle che sbattono sul mio culo. Io urlo piano, ‘Più forte, fottimi!’, unghie nella sua schiena. Paura costante: e se sentono? La vicina del piano di sotto accende la TV, volume alto. Lui mi lecca i capezzoli duri, succhia, morde. Io gli strizzo le palle, ‘Vieni dentro, riempimi’.

Mi gira, a pecorina contro la finestra aperta. Cazzo che entra di nuovo, profondo, mi spacca. Vedo le luci del palazzo, ombre che passano. ‘Se ci vedono…’, ansimo eccitata. ‘Meglio, che guardino come ti fotto’, grugnisce, mano sul mio clito, sfrega veloce. Orgasmata violenta, figa che si contrae, squirto sul pavimento. Lui esplode, sborra calda dentro, getti infiniti.

Ci accasciamo, sudati, ansimanti. ‘Non dirlo a nessuno’, sussurra baciandomi. Annuisco, sorriso complice. Ci rivestiamo lenti, odore di sesso nell’aria. Fuori, il quartiere dorme, ma ora lo vedo diverso: ogni finestra un segreto, ogni vicino un possibile amante. Quel brivido mi mancherà già, e so che ricapiterà.

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