Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che mi riempiva le narici. La macchina in strada rombava piano, passando lenta. Di fronte, la finestra dell’appartamento della nuova vicina, luce tamisée, rideau che si muoveva appena. Si chiamava Arcadia, alta un metro e ottanta, bruna con capelli mossi sulla nuca. L’ho vista togliersi la maglietta. Cazzo, quei capezzoli… enormi, turgidi, come due tappi rosa scuro. Il cuore mi è saltato in gola. Mi ha guardata, ha sorriso malizioso, non ha chiuso la tenda. Ho sentito un brivido, la fica che si bagnava piano.
Nei giorni dopo, negli scale, ci incrociavamo. ‘Buonasera Sofia’, diceva con voce bassa, occhi che mi sfioravano le tette. Io arrossivo, ‘Ciao Arcadia, fa caldo eh?’. Sotto, pensavo ai suoi capezzoli, a come sarebbe stato succhiarli. L’interdetto del palazzo, i vicini che chiacchierano, mi eccitava da morire. Una sera, bussano. ‘Vieni a bere un caffè?’, dice lei in vestaglia leggera. Entro, profumo di lei, muschiato. ‘Ti ho vista guardarmi’, sussurra, sfiorandomi il braccio. Le mani tremano, la bacio. Labbra morbide, lingua che invade.
Lo Sguardo Proibito dal Balcone
Mi spinge sul divano, rideau socchiuso, luce di un’auto che illumina la stanza. ‘Leccami i capezzoli, li adori vero?’, ansima. Glieli tiro fuori, grossi, duri come sassi. Li succhio forte, li mordo piano, lei geme ‘Cazzo sì, più forte!’. La sua mano scivola nella mia gonna, dita sulla fica bagnata. ‘Sei fradicia, troia voyeur’. Mi infila due dita, pompa, io urlo piano temendo i vicini. La spoglio, corpo atletico, tatuaggio sul pube, clitoride gonfio che spunta. ‘Mangiami la fica’, ordina. Mi metto in ginocchio, lecco le labbra gonfie, succhio quel clit enorme come una minicazzetta. Lei spinge la testa, ‘Lingua dentro, scopami la figa!’. Gemo, la sua acqua mi bagna il mento.
La Scopata Intensa e Senza Freni
Ci giriamo in 69 sul tappeto, finestre aperte, vento fresco. Io sopra, fica sulla sua bocca. Lei mi divora, denti sul clito, ‘Vieni, puttana!’. Io la penetro con la lingua, dita nel culo stretto. Orgasmo mi travolge, squirto in bocca sua, lei ingoia gridando. Paura: passi nel corridoio? Macchina che frena sotto. Più eccitazione. Mi ribalta, tribbing selvaggio, fiche che sfregano, capezzoli che si urtano. ‘Ti sfondo, vicina del cazzo!’, ansima. Vengo di nuovo, lei urla, corpi sudati che tremano. Tre orgasmi, urla soffocate, rischio di svegliare tutti.
Dopo, ansimanti sul letto, sigaretta accesa, rideau chiuso finalmente. ‘Non dirlo a nessuno’, sussurra baciandomi. Annuisco, segretO condiviso. Ora, ogni luce accesa nel palazzo mi fa bagnare. Quei vicini noiosi? Chissà cosa nascondono. L’edificio è un nido di segreti carnali, e io ne ho uno bollente con lei.