Ero sul balcone con il caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. Una Fiat che passa in strada, rumore di motore lontano. L’appartamento di fronte, luce tamisée, tenda che si muove appena. Sofia, la vicina giovane, tipo venticinque anni, entra in bagno. La vedo dallo spiraglio. Si spoglia piano, reggiseno che cade, mutandine scivolano giù. La sua fica rasata brilla sotto la lampada.

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Mi fermo, cuore che batte. Lei sa che guardo? Si gira verso la finestra, sorride maliziosa. Inizia a lavarsi, mani che scivolano sui seni piccoli, capezzoli duri. Io… io arrossisco, ma non sposto lo sguardo. Apro la mia tenda un po’, manco vestita bene, solo canottiera leggera. Mi tocco la coscia, piano. Lei mi vede, continua, dita tra le gambe, si bagna.

Lo Sguardo che Accende il Desiderio

‘Dio, che troia’, penso, eccitata. Il proibito del vicinato, e se passa qualcuno? Ma il desiderio sale, fica che pulsa. Lei esce sul balcone suo, nuda, acqua che gocciola. Mi fa cenno, ‘vieni?’. Io esito, caffè versato quasi. ‘No, non posso…’, ma le gambe vanno da sole.

Scendo piano, portone che cigola piano, nessuno in giro. Busso alla sua porta, cuore in gola. Apre, nuda, profumo di sapone. ‘Ti ho vista, italiana birichina’, sussurra, mi tira dentro. Mani sulle tette mie, ‘sei bagnata già?’. Sì, lo sono. La bacio, lingue che si mischiano, sapore di menta.

Mi spinge contro il muro del corridoio, luce fioca. ‘Togliti tutto’, ordina. Obbedisco, canottiera via, mutande giù, fica esposta. Lei si inginocchia, ‘che bella figa matura’. Lecca piano, clitoride che esplode. ‘Ahh… Sofia…’, gemo piano. Paura, e se sentono i vicini? Macchina che passa fuori, freni.

L’Orgasmo Esplosivo e il Ritorno al Silenzio

Mi alza, mi porta sul balcone suo, notte calda. ‘Qui, fammi vedere che guardi tutti’. Mi piega sulla ringhiera, dita in fica, due, tre. ‘Sei stretta, zoccola’. Io urlo piano, ‘più forte!’. Lei pompa, succhia il mio culo, lingua dentro. Io mi tocco il clito, bagnata da morire. ‘Vieni per me, vicina’. Orgasmo che arriva, gambe tremanti, schizzi sul pavimento.

Ora tocca a lei. La giro, la apro. Fica gonfia, rosa. Le infilo dita, leccala forte. ‘Sì, lecca la mia fica!’, geme. Tette in bocca, pizzico capezzoli. Lei si contrae, ‘sto venendo… ahhh!’. Succhi tutto, miele caldo. Paura costante, luce che si accende di lato, ci nascondiamo ridendo.

Dopo, ansimanti, sudate. Ci rivestiamo piano. ‘Segreto nostro, eh?’, dice lei, bacio ultimo. Torno su, balcone mio, caffè freddo. Silenzio ora, ma ogni finestra è un invito. La coproprietà? Non più noiosa, piena di fica da leccare, di sguardi proibiti. Domani la guarderò di nuovo.

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