Ero sul mio balcone, con una tazza di caffè in mano, l’odore forte che mi saliva nelle narici. La sera calava piano su Roma, un’auto passava lenta in strada, rombando piano. L’appartamento di fronte, quello di Sergio e Luisa, aveva la luce tamisée, quel giallino caldo che invita al peccato. Il rideau si mosse appena, come se una mano l’avesse sfiorato. Mi sporsi un po’, curiosa. Dio, li vidi. Nudi. Luisa in ginocchio, le tette che dondolavano, mentre leccava la cazzo duro di Sergio. Lui, alto, muscoloso, con quel uccello spesso e venoso che luccicava di saliva.

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Il cuore mi batteva forte. Non potevo staccare gli occhi. Era proibito, così vicino, nel nostro palazzo. Se uno dei vicini al piano di sotto alzava lo sguardo… Ma l’adrenalina mi bagnava già la figa. Sergio la teneva per i capelli, spingendola giù, ‘Succhia più forte, troia’, le disse con voce rauca. Luisa gorgogliava, la bocca piena, saliva che colava sul mento. Io? Mi toccai piano sotto la gonna, sentendo il clitoride gonfio. Lui alzò gli occhi. Mi vide. Sorrise, quel ghigno da maschio. Non smise di fotterle la bocca, ma i nostri sguardi si incatenarono. L’eccitazione montava, proibita, vicinissima.

Lo Sguardo Proibito dalla Finestra

‘Vieni qui’, mi fece cenno con la mano libera. Esitai. Un’altra macchina passò, fanali che sfiorarono i balconi. Ma la figa pulsava. Uscii sul mio balcone, il cuore in gola. Lui spinse Luisa via, ‘Aspetta’, le disse, e saltò la ringhiera bassa che divide i nostri balconi. Atterrò da me in un secondo, sudato, cazzo dritto come un palo. ‘Ti ho vista che ti tocchi, Sofia’, mi sussurrò all’orecchio, la voce calda. Mi afferrò il culo, mi alzò la gonna. ‘Sei fradicia.’ Le sue dita entrarono nella mia figa bagnata, due di botto, facendomi gemere. ‘Shh, i vicini…’, dissi, ma lui rise. ‘Che scopino pure.’

Mi girò contro la finestra aperta, le tette schiacciate sul vetro freddo. La luce dell’appartamento di fronte ci illuminava. Luisa ci guardava, masturbandosi. Lui mi alzò una gamba, e spinse il cazzo dentro. Dio, era grosso, mi riempì tutta, sfondandomi la figa con colpi secchi. ‘Prendilo, puttana voyeur’, grugniva, sbattendomi forte. Io urlavo piano, ‘Più forte, Sergio, scopami!’, la paura di essere sentiti dal palazzo mi faceva venire più forte. Sentivo il suo cazzo pulsare, le palle che sbattevano sul mio culo. Mi prese i capezzoli, li torse, e io venni, schizzandogli sulle cosce. Lui non si fermò, mi girò, mi mise in ginocchio. ‘Succhia come mia moglie.’ Aprii la bocca, lo ingoiai fino in gola, tossendo saliva. Luisa applaudiva da lì, ‘Daglielo tutto!’

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Poi mi alzò, mi piegò sul tavolo del balcone. Lubrificò il mio culo con la mia stessa eccitazione, e spinse la cappella lì. ‘No… sì…’, esitai, ma entrai tutto, doloroso e delizioso. Mi fotteva il culo ora, mani nei capelli, ‘Stringi, troia’. Un vicino accese la luce sotto, ombre che si muovevano. L’eccitazione di essere scoperti mi fece urlare. Lui venne profondo, sborra calda che mi colava dentro. Crollammo ansimanti, corpi sudati uniti.

Tornammo nei nostri appartamenti piano, un bacio rubato. Luisa mi fece l’occhiolino dalla finestra. Ora ogni luce nel palazzo sembra sospetta, ogni rumore un invito. Il condominio non è più lo stesso: è un nido di segreti carnali, e io ne ho uno bollente con Sergio. Aspetto la prossima occhiata.

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