Ero sul balcone, tazza di caffè in mano, quell’odore forte che mi avvolgeva nell’aria umida della sera milanese. Di fronte, l’appartamento dei vicini, luce tamisée che filtrava dalla finestra aperta. La tenda bianca si muoveva piano, come sospinta da un alito di vento. O da una mano. Ho sbirciato. Lui, Paolo, il tipo sulla quarantina, spalle larghe, capelli scuri un po’ arruffati. Era solo, o almeno così sembrava. Camicia sbottonata, pantaloni larghi. Mi ha vista. I nostri sguardi si sono incatenati. Cuore che batte forte. ‘Ciao Maria’, ha detto piano, voce bassa che arrivava fin qui. Io ho sorriso, nervosa. ‘Notte calda eh?’. La sua mano è scivolata giù, sul davanti dei pantaloni. Si stava toccando. Lento. Io… io non ho distolto lo sguardo. Anzi, ho sentito un calore tra le gambe. Il rumore di una macchina in strada, lontana, mi ha fatto sobbalzare. Ma lui continuava, occhi fissi su di me. La tenda ha tremato di nuovo. Sua moglie? Dentro? L’idea mi eccitava da morire.
Ho aperto un po’ la vestaglia leggera, quella di seta che lascia poco all’immaginazione. I miei capezzoli duri contro il tessuto. Lui ha annuito, come a dire ‘brava’. ‘Vieni qui’, ha mimato con le labbra. Io ho esitato. ‘E tua moglie?’. ‘Dorme’. Bugia, lo sapevo. Ma l’adrenalina… dio, quella scarica proibita. Sono uscita sul balcone, il pavimento freddo sotto i piedi nudi. Lui era già lì, a due metri, divisi solo dalla ringhiera bassa. ‘Ti guardo da settimane’, ha sussurrato. Le sue mani hanno slacciato la cintura. Il cazzo è saltato fuori, duro, venoso, grosso. ‘Toccati per me’. Io ho obbedito, dita sulla fica già bagnata. Umida, scivolosa. Gemevo piano. Lui si segava forte, gemito rauco. ‘Vieni da me, Maria. Ora’. Non ce l’ho fatta più. Sono scivolata dentro casa sua, porta aperta, odore di sesso nell’aria.
Lo Sguardo che Accende Tutto
Mi ha spinta contro il muro del corridoio, bocca sulla mia, lingua invadente. ‘Shh, non svegliare Sofia’. Ma lei era sveglia, lo sentivo. Il suo cazzo premeva contro la mia pancia. L’ho preso in mano, caldo, pulsante. ‘Cazzo, quanto è grosso’. Lui ha riso basso, mi ha alzato la vestaglia e infilato due dita dentro. ‘Sei fradicia, troia’. Sì, lo ero. Mi scopava con le dita, pollice sul clitoride. Io ansimavo, ‘Più forte, Paolo, scopami la fica’. Mi ha girata, mani sulla ringhiera del balcone. Fuori, la via buia, luci accese in altri appartamenti. Rischio puro. ‘Se ci vedono…’. ‘Meglio, mi eccita’. Il suo cazzo ha spaccato la mia fica in due, un colpo secco. ‘Aaaah! Sììì!’. Pompatava duro, palle che sbattevano sul mio culo. Sudore che colava, odore di uomo. Io mi aggrappavo alla ringhiera, tette che ballavano. ‘Guardami, Maria, fai la puttana coi vicini’. Un’ombra alla finestra di fianco. Qualcuno ci spiava? L’eccitazione mi ha fatto stringere. ‘Sto venendo, cazzo!’. Lui ha accelerato, ‘Prendilo tutto’. Mi ha riempita di sborra calda, io ho urlato piano, orgasmo che mi scuoteva. Sperma che colava giù le cosce.
Siamo crollati sul pavimento, ansimanti. Lui mi accarezzava i capelli. ‘Non dirlo a nessuno’. Io ho annuito, sorriso complice. Sofia non si è fatta vedere, ma sapeva. Il giorno dopo, al mercato, i loro sguardi… diversi. Ora ogni balcone, ogni finestra, mi fa fremere. La coproprietà non è più la stessa. Quel segreto carnale ci lega. E io? Io voglio di più.