Ero sul balcone con il caffè in mano, quel profumo forte che mi riempiva le narici. Era un pomeriggio pigro, il sole filtrava tra i panni stesi. Dall’altra parte del cortile, l’appartamento dei Rossi, quei due sposati da una vita, settantenni. Il rideau si muoveva appena, una brezza leggera. Ho sentito un gemito soffocato. Curiosa, mi sono sporta. La luce tamisée dentro, tende socchiuse. Lui, il nonno Rossi, a torso nudo, peloso, la teneva per i fianchi. Lei, nuda, tette cascanti ma sode, cavalcava il suo cazzo duro come un sasso.
Cazzo, non ci potevo credere. ‘Oh Mario, sì, più forte!’, ha sussurrato lei, voce rauca. Lui grugniva, le mani che stringevano quel culo bianco. Io sentivo il cuore battermi forte, la fica che si bagnava all’istante. Una macchina è passata in strada, clacson lontano, ma qui nel palazzo silenzio tombale. Mi sono morsa il labbro, mano dentro i pantaloncini. Li spiavo, voyeur del cazzo, l’adrenalina mi faceva tremare. Pensavo: e se mi vedessero? Ma non riuscivo a smettere.
Lo sguardo voyeur e la tensione che sale
La tensione saliva, vedevo il cazzo di lui entrare e uscire, bagnato, lei che si dimenava. Io sfregavo il clito, respiri corti. Improvvisamente, un rumore accanto. Il Marco, il vicino di fianco, trentenne single, occhi fissi su di me. ‘Sofia? Che fai?’, ha bisbigliato dal suo balcone, un metro di distanza. Arrossii, ma ero troppo eccitata. ‘Niente… guarda lì’, ho detto, indicando. Lui si è sporto, ha visto. ‘Porca puttana, quei vecchi…’. Il suo sguardo su di me, famelico. La vicinanza, l’interdetto del vicinato, mi ha fatto impazzire.
‘Vieni qui’, ho sussurrato. Ha scavalcato la ringhiera bassa in un secondo, sul mio balcone. Mani sui miei fianchi, bocca sulla mia. ‘Sei fradicia’, ha ringhiato, dito dentro la mia fica. ‘Sì, scopami, ma piano, i vicini…’. La coppia di fronte ancora attiva, lei che urlava piano ‘Vengo!’. Marco mi ha abbassato i pantaloni, cazzo fuori, grosso, venoso. Mi ha piegata contro la ringhiera, ‘Guarda loro mentre ti fotto’. È entrato di colpo, ‘Ahhh!’, ho gemito piano. Colpi secchi, palla contro palla, la sua mano sulla bocca.
La scopata selvaggia con il brivido dell’essere scoperti
‘La tua fica è stretta, Sofia, ti sfondo’. Io tremavo, ‘Più forte, cazzo, ma se ci vedono?’. Paura e eccitazione pura, sudore che colava, odore di sesso nell’aria. Lui mi sbatteva, tette che ballavano, clito sfregato dalla sua mano. ‘Guarda, il vecchio sta venendo dentro di lei’. Grugniti da loro, e Marco accelera, ‘Ti riempio, troia del palazzo’. Sborrata calda, fiotti dentro di me, io vengo urlando nel suo palmo. Colpi finali, corpi appiccicati, fiato corto.
Poi silenzio. Ci siamo staccati, lui si è rivestito veloce. ‘Da non credere’, ha detto con un ghigno. Io ho annuito, fica che gocciolava. Lui è tornato sul suo balcone, salto facile. I Rossi hanno chiuso le tende. Io dentro, gambe molli, caffè freddo. Ora ogni volta che vedo un vicino, penso: chissà quanti segreti qui. Quel palazzo non è più lo stesso, è carico di fica e cazzi nascosti. L’adrenalina mi prende ancora, aspetto il prossimo sguardo.