Ero sul balcone, con il caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. Roma, estate, finestre aperte ovunque. Dall’appartamento di fronte, luce tamisée, il rideau che si muoveva piano, come se un alito di vento lo sfiorasse. Li ho visti: Marco e la sua ragazza, non so il nome, ma quel culo sodo lo riconoscerei tra mille. Si baciavano piano, innocenti, lui con la mano sulla sua schiena. Ho sorriso, pensando ‘che carini’. Ma l’interdetto del vicinato mi ha già formicolato la pelle. E se mi vedessero? Il rumore di una macchina in strada, lontana, mi ha fatto rabbrividire.

Ho posato la tazza, il cuore che batteva più forte. Lei si è girata, la camicetta slacciata, seni piccoli ma perfetti che spuntavano. Lui le ha baciato il collo, le mani scese sui fianchi. Io, nascosta dietro il vaso, sentivo il calore salire tra le gambe. ‘Cazzo, che troia’, ho pensato, mordendomi il labbro. Il rideau si è mosso ancora, forse un refolo, e ho visto lei che gli palpava il pacco gonfio attraverso i pantaloni. Prossimità maledetta: solo un balcone ci separa. Ho slacciato il primo bottone del vestitino, l’aria fresca sui capezzoli duri. Desiderio che monta, proibito, voyeuristico. E se il vecchio del piano di sopra guardasse?

Lo Sguardo Iniziale e la Tensione Proibita

Non ce l’ho fatta più. Sono rientrata, ma con la finestra spalancata, luce spenta. Loro sul divano, lei in ginocchio ora. ‘Mmm, sì, succhialo tutto’, ha gemito lui, voce bassa ma chiara attraverso il silenzio. La sua bocca ingoia quel cazzo duro, venoso, saliva che cola. Io mi tocco la fica già fradicia, dita che scivolano dentro. Paura e eccitazione: una sirena in lontananza, e se qualcuno passa sotto? Lei lo pompa forte, ‘Ti piace la mia bocca, eh?’, gli dice, volgare, italiana del sud. Lui le afferra i capelli, ‘Brava puttana, ingoialo’. Il mio clitoride pulsa, immagino di essere lì.

La Scopata Esplosiva e il Brivido di Essere Visti

Si alza, lo spinge sul divano. ‘Voglio la tua cappella nel culo’, sussurra lei, girandosi. Si spalma saliva sul buco stretto, si impala piano. ‘Ahhh, cazzo, che stretto!’, grugnisce lui, mani che aprono quelle chiappe bianche. Lei cavalca, su e giù, il culo che sbatte sulle sue palle. Clac clac, suoni umidi, gemiti che riempiono la notte. ‘Più forte, scopami il culo!’, urla lei, noncurante. Io mi infilo tre dita, bagnata da morire, il profumo del mio umore che sale. Paura: luci accese al terzo piano, un’ombra? L’adrenalina mi fa tremare. Lui la sbatte ora da dietro, cane, il cazzo che entra e esce dal suo ano rosato. ‘Ti riempio di sborra!’, ringhia. Lei si contrae, ‘Sì, vieni nel mio culo sporco!’. Io vengo per prima, soffocando un urlo, gambe molli.

Loro esplodono: lui pompa, sborra che cola dal suo culo dilatato. Lei crolla su di lui, ansimi. Io mi ritraggo, sudata, rideau che si chiude piano. Torno sul balcone, caffè freddo. Silenzio, solo un cane che abbaia. Il segreto mi brucia dentro: ora ogni finestra è un invito, ogni vicino un possibile amante. La coproprietà non è più la stessa, carica di fica e cazzi nascosti. Domani li saluterò con un sorriso complice.

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