Ero sul balcone con il caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria umida della sera. Milano era calma, solo un’auto che passava lenta in strada, rombando piano. Di fronte, nell’appartamento dei vicini, la luce tamisée filtrava dalla tenda semiaperta. Marco e la sua tipa, non ricordo il nome, stavano lì. Lui le passava un cubetto di ghiaccio sul collo, lei rideva, contorcendosi. La camicia si apriva, seni nudi che luccicavano. Cazzo, mi sono fermata. Il cuore batteva forte. Sapevo che potevano vedermi, ma non mi muovevo.

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Mi sono appoggiata alla ringhiera, gambe che tremavano un po’. Lui ha alzato lo sguardo, i nostri occhi si sono incatenati attraverso i balconi. 10 metri, forse meno. Ha sorriso, malizioso, mentre le mani sparivano sotto la gonna di lei. Io? Ho sentito la fica bagnarsi all’istante. ‘Merda, Alessandra, che fai?’, mi dicevo, ma le dita già scivolavano sotto la vestaglia leggera. Niente mutande, come al solito la sera. Il vento fresco mi accarezzava la pelle, e lui guardava. La tenda si è mossa appena, come se lei non sapesse.

Lo sguardo che accende il fuoco

‘Vieni qui’, ha bisbigliato forte, abbastanza da sentirmi. Il cazzo nei pantaloni già gonfio, lo vedevo. Ho esitato, caffè versato un po’ sulla mano rovente. ‘E se ci vedono gli altri?’, ho risposto piano, ma le gambe si muovevano da sole. Lui ha aperto la porta-finestra, mi ha tirata dentro al buio del suo salotto. Odore di sesso nell’aria, ghiaccio sciolto sul tavolo.

Mi ha spinta contro il muro, bocca sulla mia, lingua che invadeva. ‘Ti guardo da settimane, troia’, ringhiava, mano che mi strizzava il culo. Ho gemuto, ‘Fallo, scopami ora’. Pantaloni giù, cazzo enorme, venoso, duro come ferro. Mi ha girata, faccia contro il vetro del balcone aperto. ‘Guarda i vicini, magari ci spiano’. Paura mista a eccitazione, auto che passava di nuovo, fari che sfioravano.

L’orgasmo proibito sul balcone

Mi ha penetrata di colpo, fica fradicia che lo ingoiava tutto. ‘Cazzo, sei strettissima’, grugniva, spinte violente, palle che sbattevano sul mio clito. Io urlavo piano, ‘Più forte, rompi mi la fica!’. Mani sui vetri, tette che premevano contro il freddo, lui mi torceva i capezzoli. Sudore che colava, odore di caffè mischiato a muschio. ‘Vieni, puttana, bagnalo’. Orgasmata forte, spasmi che mi scuotevano, lui dentro fino in fondo, sborrata calda che mi riempiva, gocciolando sulle cosce.

Ci siamo accasciati sul pavimento, respiri affannati. Lui rideva piano, ‘La tua vicina ha sentito?’. Ho sorriso, ‘Chissenefrega’. Tendaggi mossi di nuovo di fronte, luce spenta. Ora ogni volta che li vedo, quel segreto brucia. Il quartiere non è più lo stesso, ogni balcone nasconde un fuoco pronto a divampare.

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