Ieri sera, ero sul balcone con il mio caffè in mano. L’odore forte mi saliva nelle narici, misto all’aria fresca della notte. Dall’appartamento di fronte, luce tamisée filtrava dalle tende socchiuse. I miei vicini, Luca e la sua tipa Elena, separati da tre settimane. Lui solo, finalmente tornato. Li avevo sentiti litigare, ma ora… silenzio.
Un rumore di macchina in strada, bassa, lontana. Mi sporgo un po’. Luca è lì, in mutande, pantaloni calati a metà. La mano va su e giù, piano. Il suo cazzo duro, gonfio, luccica sotto la lampada. E io? Il cuore mi batte forte. Apro il sipario appena, lascio che mi veda. I nostri sguardi si incastrano. Lui sorride, malizioso. Io sento la fica bagnarsi, il clito pulsare.
Lo Sguardo che Accende Tutto
‘Porca puttana’, penso. Non resisto. Mi tiro su la gonna, niente mutande stasera. Le dita scivolano tra le labbra gonfie, umide. Lui accelera, mi fissa. ‘Ti piace guardarmi, eh Sofia?’, dice a voce alta, finestra aperta. Io annuisco, gemo piano. ‘Vieni qui’, gli sussurro, ma lui scuote la testa. ‘No, fai vedere tutto’. L’adrenalina sale, e se passa qualcuno? Il vicino di sopra? Ma è troppo bello questo proibito.
Non ce la fa più. Bussa alla mia porta, sudato, cazzo che sporge dai boxer. ‘Sofia, cazzo, tre settimane senza Elena, ma tu… mi fai impazzire’. Lo tiro dentro, ma restiamo alla finestra. Lo spingo contro il vetro. ‘Fammi vedere quanto sei duro per me’. Gli calo i boxer, quel manganello caldo, venoso. Lo prendo in bocca, lecca leccando il glande salato. Lui geme: ‘Succhia, troia, ingoialo’. Lo spingo in gola, fino a sentire le palle.
L’Esplosione di Piacere Rischioso
Mi alzo, gli giro le spalle. ‘Scopami qui, Luca, che ci vedano’. Mi appoggio al vetro freddo, apro le chiappe. La sua lingua prima sul culo, lecca l’anello stretto, lo bagna di saliva. ‘Che bel buco, Sofia’. Due dita dentro, poi tre. Grido, la fica cola. ‘Fottimi il culo!’. Lui spinge il cazzo, piano, poi forte. Senti il bruciore, poi il piacere. Va e viene, palle che sbattono sulla mia fessura. ‘Ti sfondo, puttana’. Io mi fotto da sola la fica, quattro dita dentro, poi il pugno. Urlo, squirto sul pavimento, schizzi contro il vetro.
Lui mi gira, mi sbatte la faccia sul cazzo. ‘Bevi la mia sborra’. Grosse getti in bocca, salata, densa. Ne sputo un po’ sul viso, lui lecca. Poi piscia, caldo sul mio petto. Io gli piscio in bocca, lui beve avido. ‘Cazzo, sei una porca’. Rischio tutto: luci accese, tende aperte. Un’ombra passa di sotto? Non importa, veniamo ancora.
Dopo, sudati, ansimanti. Ci rivestiamo in fretta. ‘Non dire niente a Elena’, mi sussurra baciandomi. Esco sul balcone, caffè finito, freddo. Il quartiere è lo stesso, ma ora ogni finestra nasconde segreti. Luca mi fa l’occhiolino da lontano. Domani? Chissà. Ma quel brivido… mi ha cambiata.