È l’estate del ’78, Milano, condominio vecchio con balconi che si fissano come amanti curiosi. Io, Sofia, 42 anni, figa sempre rasata liscia, adoro quel formicolio proibito. Caffè sul balcone, odore forte che sale, vapore caldo sulla pelle. Rumore di una Lambretta che sfreccia in strada, giù. Luce tamisée dall’appartamento di fronte, tende appena socchiuse, quel fremito… Luca, il vicino, sulla quarantina, tipo maschio alfa, seduto in poltrona. Lo vedo. Pantaloni abbassati, cazzo duro in mano, grosso, venoso. Si sega piano, occhi su di me.

Io? Vestaglia nera aperta sul davanti, niente sotto. Seni liberi, capezzoli turgidi per l’aria fresca. Mi appoggio alla ringhiera, apro le gambe un filo. Lui accelera, guarda la mia figa nuda, bagnata già. ‘Cazzo, mi sta fissando’, penso, cuore che pompa. Sorrido, lecco il caffè dalle labbra. Lui geme piano, lo sento quasi, finestra aperta. Tende si muovono appena, vento? O eccitazione? Provo quel brivido, vicini ovunque, uno potrebbe spiare. Ma è lui, solo lui, che mi fissa. Desiderio sale, proibito, così vicino. Casa mia, casa sua, un balcone di distanza. Mi tocco il clitoride, dito umido, gemo bassa. Lui annuisce, come ‘brava troia’.

Lo Sguardo che Accende il Fuoco

Non resisto. Lui si alza, cazzo dritto, viene fuori sul balcone suo. Gesto con mano: ‘Vieni qua’. Io? Esito, ‘e se ci vedono?’. Ma figa pulsa. Vado da lui, porta socchiusa, entro. ‘Ti ho vista, puttanella’, ringhia basso, voce rauca. Mi spinge contro il vetro, figa esposta al cortile. ‘Rasata perfetta, per me?’. Sì, lo ammetto, ‘sì, Luca, ti guardo da giorni’. Mani sue sulle tette, pizzica capezzoli. ‘Allora succhiami’. Cazzo in bocca, salato, grosso, lo ingoio profondo, gola piena. Geme, ‘cazzo che bocca’. Fuori, luce macchina passa, ombre nel cortile. Paura? No, eccita di più.

La Scopata Selvaggia sul Balcone

Mi gira, contro ringhiera balcone suo, affacciati. ‘Scopami, dai’, imploro. Lui ride, ‘apri le cosce, troia’. Cazzo spinge, entra secco nella figa fradicia. ‘Ahhh, sììì!’, urlo piano. Pompa forte, palle che sbattono culo. ‘Più forte, che ci vedano!’. Mani sui fianchi, mi incula quasi, no, figa prima. Succhi, schiocchi bagnati. ‘Senti come sgocciola?’. Sì, linfa mia cola sulle cosce nere autoreggenti. Vento fresco su pelle sudata, odore sesso misto caffè suo. ‘Guarda giù, vicini potrebbero sentire’. Un’ombra si muove? Paura, ma continuo, ‘non fermarti, riempimi!’. Mi tappa bocca, bacia collo, morde. Orgasmata arriva, figa stringe cazzo suo, tremo. Lui grugnisce, ‘prendo il culo ora’. Dito lubrifica buco, poi cazzo spinge. ‘Rilassati, puttana’. Entra, brucia dolce, pompa anale. ‘Cazzo stretto!’. Io urlo in cuscino suo, vicini vicino. Sborra dentro, caldo, trabocca. ‘Tutta mia oggi’.

Torniamo calmi, vestiti a metà. Mi bacia, ‘torna quando vuoi’. Esco, balcone mio, gambe molli, figa e culo gocciolanti. Ora ogni luce accesa lì mi bagna. Condominio? Non più case anonime, segreti carnali ovunque. Quel fremito, per sempre mio. Luca sorride da finestra, cenno complice. Domani? Chissà.

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