Ero sul balcone, con una tazza di caffè in mano, l’odore forte che mi saliva nelle narici. Erano le due passate, la via sotto rumoreggiava di un’auto lontana. L’appartamento di fronte, luce tamisée, rideau che si muoveva piano. Lui è rientrato, stanco morto, la camicia sgualcita. La moglie lo aspettava sul divano, libro in mano, vestaglia aperta sui seni pieni. Si è versato un caffè, hanno iniziato a chiacchierare. Bukowski, dicevano, quel che spinge gli scrittori a buttare giù parole. La polemica sul sito letterario dove pubblicano tutt’e due. Io lì, immobile, il cuore che batteva forte. Proibito, sai? Vederli così intimi, a due passi.
Lui la guardava negli occhi, tipo ‘questa è la vita che volevo’. Lei sorrideva, mano sul suo ginocchio. L’eccitazione saliva, sentivo la figa che si bagnava sotto la gonna leggera. Sono andati in camera, luce bassa. Lei gli ha slacciato i pantaloni, cazzo semi-mollo in mano. Lo accarezzava piano, poi l’ha preso in bocca, succhiando profondo, saliva che colava. Lui gemeva un po’, ma… puff, s’è addormentato di botto, esausto. Lei ha sospirato, si è pulita la bocca, l’ha coperto. Io? Mi toccavo già, dita dentro le mutande umide, ansimando piano. Il brivido di spiarli, di essere vista?
Lo Sguardo Voyeur dalla Finestra
Poi, un rumore. La finestra accanto si apre piano. Marco, il vicino single, atletico, occhi da lupo. Mi fissa, sorride malizioso. ‘Ti piace lo spettacolo, eh?’ sussurra. Io arrossisco, ma non mi fermo. ‘E tu che fai, mi spii?’ dico, voce tremante. Lui ride basso, si avvicina al balcone divisorio. ‘Ti ho vista toccarti. Vieni qui.’ Cuore in gola, esco sul mio balcone, vestaglia aperta, seni al vento. La via è buia, ma un’auto passa lenta, fanali che sfiorano.
La Scopata Selvaggia sul Balcone
Ci baciamo di colpo, lingue avide. Le sue mani mi strizzano il culo, dito che scava nella figa fradicia. ‘Sei una troia voyeur, vero?’ ringhia. Io gemo: ‘Sì, scopami, ma piano, i vicini…’ Lui mi gira, pantaloni giù, cazzo duro come ferro contro il mio culo. Me lo infila dentro di botto, figa che lo ingoia stretto. Spingo indietro, ‘Più forte, cazzo!’ grido piano. Lui pompa selvaggio, pacche sul culo, ‘Ti piace rischiare? E se quello di fronte si sveglia?’ Io vengo già, spasmi violenti, succhiandolo tutto. Lui mi afferra i capelli, mi sbatte, ‘Prendilo tutto, puttana.’ Sento il suo cazzo gonfiarsi, spruzzi caldi dentro di me, gemiti soffocati.
Ci stacchiamo ansimanti, sudati. Lui mi bacia il collo, ‘Segreto nostro.’ Io annuisco, figa che gocciola sperma sul balcone. Torniamo dentro, luce spenta. Ora ogni finestra brilla diversa. Quei corpi lì dietro, Marco accanto… il condominio è un nido di segreti carnali. Ogni sera, aspetto il brivido. Non è più solo casa mia.