Era una sera di luglio, calda e appiccicosa. Stavo sul balcone con una tazza di caffè, l’odore forte che mi riempiva le narici. La via era silenziosa, solo il rumore lontano di una macchina che passava. Di fronte, nell’appartamento illuminato da una luce tamisée, ho visto lui. Il nuovo vicino americano, alto, muscoloso, con quell’aria da aviatore perso. Si era trasferito da una settimana, dicevano fosse un turista o un tipo misterioso. Ha aperto le tende quel tanto che basta, e ha iniziato a spogliarsi. Camicia buttata via, pantaloni che scivolano giù. Il suo petto sudato luccicava.

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I nostri occhi si sono incrociati. Io ho frozen, tazza in mano. Lui ha sorriso, un ghigno lento, e ha lasciato che lo guardassi. Il suo cazzo, già mezzo duro sotto i boxer, si muoveva. Ho sentito un brivido tra le gambe. ‘Cazzo, mi sta guardando’, ho pensato. Ho abbassato lo sguardo, ma poi di nuovo su. Lui si è toccato piano, sopra il tessuto. Il rideau si è mosso appena, come se il vento lo sfiorasse. Ho posato la tazza, mano in giù, sotto la gonna leggera. Le dita umide già. Proibito, così vicino, i vicini potevano passare.

Sguardi Proibiti dalla Finestra

La tensione saliva. Lui ha spento la luce principale, solo una lampada gialla. Si è girato, fianchi larghi, culo sodo. Mi ha fatto cenno, dito sulle labbra: shh. Io ho annuito, eccitata da morire. Ho slacciato il primo bottone della camicetta, lasciando intravedere il seno. Lui ha tirato giù i boxer, cazzo duro che balzava fuori, grosso, venoso. L’ha stretto, pompato piano guardandomi. Io mi sono seduta sulla sedia del balcone, gambe aperte verso di lui. Dita dentro la fica bagnata, umida. ‘Ti vedo, stronzo sexy’, ho sussurrato. Un’auto è passata, fari che sfioravano le finestre. Cuore in gola, ma non mi sono fermata.

Non ce la facevo più. Sono uscita sul balcone vero e proprio, gonna alzata, mutande a terra. Nuda sotto, tette libere. Lui ha spalancato la finestra, è uscito anche lui, in boxer. ‘Vieni qui’, ha detto con accento americano forte. Ho attraversato la strada di corsa, balcone a balcone vicini. Mi ha tirata dentro, porta socchiusa. Bocca sulla mia, lingua dentro, mani che mi palpavano il culo. ‘Sei una troia voyeur, eh?’, ha ringhiato. ‘Sì, scopami guardandoti allo specchio’. Mi ha piegata sul tavolo, cazzo contro la fica. ‘Bagnata fradicia’. È entrato di colpo, duro, profondo. ‘Ahhh, cazzo!’, ho gemito. Spingeva forte, palle che sbattevano.

L’Esplosione di Desiderio sul Balcone

Paura che i vicini sentissero, finestre aperte. Un rumore di passi giù in strada. Lui mi tappava la bocca, ma scopava più forte. ‘Ti piace essere vista?’. Mi ha girata, tette schiacciate sul vetro. Cazzo dentro ancora, mi leccava il collo, sudore che colava. ‘Sborro dentro?’, no, ‘Fuori, sulla faccia’. Mi ha fatta inginocchiare, pompato veloce. Sperma caldo, getti in bocca, sul mento. L’ho leccato tutto, ingoiato. ‘Brava puttana italiana’. Ridevamo piano, corpi appiccicosi.

Poi il calme. Siamo tornati dentro, lui mi ha baciata piano. ‘Segreto nostro’. Ho rimesso la gonna, tornata a casa. Balcone vuoto ora, ma io diversa. Ogni finestra ora nasconde un segreto. Il quartiere? Un nido di voyeur. Ogni luce tamisée una promessa. E lui, dall’altra parte, rideau chiuso. Ma so che ci guarderemo ancora.

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