Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che mi riempiva le narici. Sera d’estate, afosa, una brezza leggera muoveva a malapena la tenda dell’appartamento di fronte. Lui, Marco, il vicino sposato con quella tipa noiosa, era lì in salotto. Luce tamisée, solo una lampada sul tavolo. L’ho visto prima il riflesso nel vetro, pantaloni abbassati, mano che pompava lenta su quella cazzo grossa, dura come pietra.
Mi sono fermata, cuore che batteva forte. Un’auto è passata in strada, rombando piano, e lui ha alzato lo sguardo. I nostri occhi si sono incrociati attraverso i vetri. Non ha smesso. Anzi, ha sorriso, quel ghigno da maschio che sa di essere beccato. Io… io non mi sono mossa. La vestaglia si è aperta un po’, il seno libero, capezzoli già duri per l’eccitazione. ‘Cazzo, mi sta guardando’, pensavo, e la fica ha iniziato a bagnarsi.
Lo Sguardo che Brucia Attraverso la Finestra
Ogni sera dopo, lo stesso gioco. Lui si spogliava piano, cazzo in mano, io mi toccavo piano sotto la vestaglia, dita che scivolavano sulla fessura umida. La moglie? Fuori con le amiche, lo sapevo. Prossimità maledetta, balconi a due metri, basta sporgersi. L’interdetto mi eccitava da morire, quel brivido di essere vista dal palazzo accanto, da chissà chi.
Una notte, non ce l’ho più fatta. Tenda socchiusa, nuda totale, gambe aperte sulla sedia del balcone. Dita dentro la fica fradicia, pollice sul clitoride gonfio. Lui di fronte, stesso spettacolo, cazzo ritto, vene pulsanti. ‘Vieni qui’, ha mimato con la bocca. Paura? Sì, e che paura deliziosa. Un vicino poteva passare, luci accese di sotto.
‘Che fai, troia?’, ha sussurrato saltando la bassa ringhiera tra i balconi. Atterrato piano, sudato, cazzo che dondolava. Mi ha presa per i capelli, bocca sulla mia, lingua dentro violenta. ‘Ti guardo da settimane, puttana voyeur’. Le sue mani grosse sui miei tette, pizzicava i capezzoli fino a far male. Io gemevo, ‘Shh, la moglie torna’. Ma lui rideva basso, mi ha girata contro la ringhiera, fica esposta alla notte.
L’Incontro Esplosivo e il Culmine Selvaggio
Cazzo dentro di colpo, bagnato e stretto. ‘Prendilo tutto, zoccola’. Spinte secche, profonde, palle che sbattevano sul mio culo. Io mi aggrappavo al ferro freddo, guardavo giù: auto parcheggiate, un’ombra che camminava? ‘Più forte, fammi urlare’. Lui mi tappava la bocca, dita in bocca da succhiare. Poi anal, senza preavviso: saliva sulla cappella, spinta lenta, ‘Rilassati, troia, il tuo culo è mio’. Dolore e piacere mischiati, mi toccavo la fica, sborravo squirting sul pavimento.
Ha accelerato, ‘Sto venendo, piena di sborra’. Getti caldi dentro, colanti fuori. Ansanti, sudati, odore di sesso e caffè vecchio. Si è ritratto piano, bacio veloce. ‘Domani di nuovo?’.
Ora, ogni volta che esco sul balcone, lo vedo e arrossisco. Il palazzo non è più lo stesso: segreti carnali ovunque, occhi che scrutano. La moglie sorride ignara, ma io so. Quel brivido mi ha cambiata, ora vivo per l’indiscreto, per il proibito del vicinato.