Ero sul balcone, caffè in mano, quell’odore forte che mi riempie le narici. La sera calava piano su questo quartiere di palazzoni, Roma periferia, tutti quei balconi uno di fronte all’altro come in un teatro. Dall’altra parte, lui, Marco, il vicino del piano di sopra. Lo vedevo sempre, quel tipo robusto, sui 40, con la pancia da birra ma braccia forti da muratore. Sua moglie? Al lavoro di turno, lo sapevo.

Il rideau del suo salotto si muove appena, una brezza leggera. Si toglie la camicia, sudato dal cantiere. Pelle olivastra, peli sul petto che luccicano sotto la lampada gialla. Io? Fisso, cuore che batte. Una macchina passa in strada, clacson lontano, mi fa sobbalzare. Lui si gira, mi guarda. Sorrido, fingo di sistemare i vasi. Ma i nostri occhi si incatenano. E lì, bum, la scintilla. Prossimità letale, venti metri, un balcone vuoto in mezzo. Interdetto, sì, ma eccitante da morire.

Lo Sguardo che Accende il Fuoco

“Ehi, ciao bella,” grida piano, ridendo. Io arrossisco, ma il basso ventre pulsa. “Calda stasera, eh?” Rispondo con un sì timido, la voce trema. Lui si avvicina alla finestra, pantaloni larghi, bozza evidente. Io? Mi alzo la gonna piano, gambe nude al vento tiepido. Lui fissa, boccheggia. “Vieni qui,” sussurra forte. Salto la ringhiera bassa? No, prendo le scale veloci, cuore in gola. Busso piano. Apre in boxer, sudore fresco.

Dentro, luce fioca, divano sfatto. Mi spinge contro il muro, bocca sulla mia, lingua invasiva. “Ti guardo da settimane, troia,” ringhia. Le sue mani ruvide sotto la mia maglietta, pizzicano i capezzoli duri. Io gemo, “Fallo, scopami ora.” Lo tiro giù i boxer, cazzo grosso, venoso, già bagnato in punta. Lo prendo in mano, pompo forte. Lui mi strappa le mutande, dita nella fica fradicia. “Quanto sei bagnata, puttana del palazzo.” Mi gira, culo in aria contro la finestra aperta. Balcone di fronte illuminato, rischio che la vecchia dei gatti veda tutto.

La Scopata Selvaggia col Rischio di Essere Visti

Entra di colpo, cazzo che spacca, dolorante e delizioso. “Ahhh, sììì,” urlo piano, mordo il labbro. Spinge come un animale, palle che sbattono sulla mia pelle. Sudore cola, odore di uomo, caffè dimenticato. “Più forte, rompi la fica,” lo incito, unghie nella sua schiena. Lui accelera, grugniti bestiali. Fuori, un cane abbaia, passi in strada. Paura? No, adrenalina pura, mi fa venire più forte. Stringo il suo cazzo con le pareti, trepido. “Vengo, cazzo,” ansima lui. Mi riempie di sborra calda, schizzi che colano giù le cosce.

Crollo sul divano, ansimi pesanti. Lui mi bacia il collo, “Da non credere.” Io rido piano, gambe tremanti. Esco piano, balcone mio, notte umida. Ora? Ogni luce accesa nel palazzo ha un segreto. Quel vicino col cane urlante? Forse la guarda sua moglie scopare. La famiglia del parking? Chissà. Il quartiere non è più grigio, è vivo di fica bagnata e cazzi duri. E io? Aspetto il prossimo sguardo.

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