Ero sul balcone, caffè in mano, l’odore forte che saliva nell’aria fresca del mattino. La tazza calda tra le dita, guardavo l’appartamento di fronte. Le tende bianche si muovevano piano, quel tanto che basta. Lui era lì, Marco, il vicino single con quel corpo atletico. Camicia aperta, muscoli tesi mentre si stirava. I nostri occhi si incrociarono. Pausa. Sorriso timido da parte sua. Io non distolsi lo sguardo. Anzi, mi appoggiai al parapetto, lasciando che la vestaglia scivolasse un po’ sulla spalla.
Un’auto passò in strada, rombando piano, coprendo il silenzio. Sentii l’adrenalina salire. Lui si fermò, mi fissò più a lungo. Vedevo il suo petto alzarsi veloce. Io? Mi sistemai i capelli, lasciando cadere la vestaglia ancora un filo. Niente reggiseno sotto, i capezzoli duri contro il tessuto sottile. Lui si passò una mano sul viso, esitante. ‘Cazzo’, mormorai tra me. Il gioco era iniziato. Ogni tanto, un rumore dal palazzo accanto, voisine che chiacchieravano. Paura di essere notata, ma eccitazione pura.
Lo Sguardo che Accende il Fuoco
La luce tamisée del suo salotto filtrava, ombre sul suo corpo. Mi voltai di lato, fianchi in evidenza. Lui si avvicinò alla finestra, tende socchiuse. Ora lo vedevo bene: pantaloni larghi, ma il rigonfiamento c’era. Mi leccai le labbra piano, sapendo che mi guardava. Il cuore batteva forte. ‘Ti piace, eh?’, pensai. Lui annuì quasi impercettibile, mano che scivolava giù. Io aprii un po’ le gambe, mano sulla coscia. Umida già, fica che pulsava.
Non resse. Bussò alla mia porta venti minuti dopo. Aprii in vestaglia, capelli scompigliati. ‘Non ce la facevo più’, disse rauco, entrando di forza. Mi spinse contro il muro del corridoio, bocca sulla mia, lingua dentro, affamata. ‘Ti ho vista, troia’, ringhiò. ‘E tu mi hai guardata, porco’. Le sue mani ruvide strapparono la vestaglia, capezzoli tra i denti, morsi che bruciavano. Lo spinsi sul divano, gli slacciai i pantaloni. Cazzo enorme, duro come ferro, vene gonfie. ‘Succhia’, ordinò. Lo presi in bocca, saliva che colava, gola piena. Godeva, gemiti bassi: ‘Cazzo, sì, così’.
L’Esplosione di Puro Desiderio
Lo cavalcai lì, sul tappeto. Fica bagnata che lo ingoiava tutto, scivolava su e giù. ‘Più forte!’, urlai. Lui mi afferrò i fianchi, pompatura violenta, palle che sbattevano contro il mio culo. Sudore che colava, odore di sesso nell’aria. ‘Se ci sentono i vicini…’, ansimai. ‘Che sentano, voglio che sappiano che ti fotto’. Paura mista a eccitazione: finestre aperte, voci dalla strada, un cane che abbaiava. Mi girò a pecorina, cazzo dentro di nuovo, profundo, mi spaccava. Dita sul clitoride, venni urlando, pareti che si contraevano intorno a lui. ‘Sto per venire’, grugnì. ‘Dentro, riempimi!’. Sperma caldo che schizzava, traboccava.
Crollammo ansimanti, corpi appiccicosi. Lui mi baciò il collo: ‘Da quanto ti spiavo?’. ‘Da sempre’, risposi ridendo piano. Ci rivestimmo lenti, sguardi complici. Ora, ogni volta che vedo le sue tende muoversi, o passo davanti al suo balcone, sento quel brivido. La coproprietà non è più la stessa: segreti carnali ovunque, occhi che scrutano, desideri pronti a esplodere. E io? Ne voglio ancora.